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 Oggetto del messaggio: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 7:13 am 
Cylon
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Caro Ministro Gelmini,

sono una ricercatrice di Cà Foscari, insegno sociologia.

Mai avrei pensato di scriverle sino ad oggi, ma la situazione è grave.

Mi perdoni se per un istante le parlo apertamente.

Ho due anni meno di lei e sono rientrata in Italia nel 2008 dopo aver trascorso il resto degli anni 2000 negli Stati Uniti. Quand'ero un Ph.D. student negli States con molti docenti c'era un rapporto di amicizia. Nel mio Dipartimento c'erano molte donne, young faculty, associate o full professors. Il reclutamento di nuovi docenti era un processo in cui erano coinvolti tutti, anche i graduate students avevano potere decisionale. Tra le tante cose che valutavamo c'era l'età del candidato, perchè più l'Università è giovane e più è viva, dinamica, propositiva, proliferante di sapere. Ricordo che al mio arrivo come studente di dottorato al primo anno avevo trovato ad attendermi all'areoporto il direttore del Dipartimento. Mi aveva ospitata a casa sua per circa un mese. Amava gli studenti perchè credeva rappresentassero il futuro e voleva che fossimo tutti nelle condizioni migliori per lavorare. Ricordo che a lezione gli undergraduates non avevano timore di porre domande, che c'era complicità tra studenti e docenti, che si respirava un'orizzontalità a me sino ad allora sconosciuta.

Nel 2008 sono rientrata in Italia. Non era mio desiderio, ma la vita a volte fa strani scherzi. Ricordo con opacità un concorso con altri sei colleghi. Due di noi avevano trent'anni, gli altri ne avevano più di quaranta. Discutevano di candidati interni o esterni, del numero di concorsi tentati e destinati ad altri, di anni di ricerca e di didattica precaria, di corsi di didattica frontale retribuiti con circa 2 mila euro netti l'anno. Parlavano di famiglie e di figli, di bollette, di una passione messa a dura prova dalla precarietà e dalla svalutazione del sapere.

All'epoca sapevo poco dell'università italiana. Non sapevo che cosa significasse essere un ricercatore, sapevo che il mio stipendio entrante negli Stati Uniti era tre volte lo stipendio che prendo ora. Non mi sono stupita ovviamente quando nessuno è venuto a prendermi all'areoporto, mi sono stupita quando mi sono accorta di avere poche colleghe donne, quando ho conosciuto colleghi che avevano due volte e mezza i miei anni, quando ho realizzato che durante le riunioni ufficiali i ricercatori difficilmente parlavano. Negli anni mi hanno colpita anche altre cose, ad esempio il fatto che l'autonomia di pensiero venisse a volte considerata non tanto come una conquista sublime ma come un segno di arroganza precoce; che in Università come in strada esistessero parole come protettore e tradimento, e che la giovane età non fosse un pregio bensì un difetto: i giovani del resto non hanno un nome, non hanno capitale, non hanno reti di conoscenza già intessute, non hanno potere politico. I giovani non esistono se non in potenza, perciò devono avere pazienza, e prima o poi se hanno fortuna qualcuno li aiuterà.

Capirà con quanta meraviglia abbiamo vissuto questi mesi, quant'è stato travolgente vedere migliaia di ricercatori mobilitarsi a partire dal senso di stima di sé, dalla responsabilità per il futuro, dall'entusiasmo, dall'amore per il sapere. Capirà con quanta energia abbiamo cominciato a parlare negli atenei della sua riforma e quant'è stato rigenerante scoprire che potevamo cambiare le cose in meglio. Ci siamo accorti che l'Università pubblica può essere riformata anche senza mutilazioni, che basterebbe invertire un pò la piramide ordinari-ricercatori per ridurre di molto i costi, per aumentare la democrazia interna, per dare un significato onesto al concetto di meritocrazia. Ci siamo resi conto anche che la sua riforma non va in questa direzione, accentra il potere verso l'alto piuttosto che distribuirlo verso il basso, esclude ancora una volta i più giovani e i precari ed attribuisce il potere decisionale maggioritario ad un Consiglio di Amministrazione esterno ed al Rettore, a scapito addirittura di organi interni sino ad oggi importanti quali il Senato Accademico. Ci siamo resi conto che la sua riforma vorrebbe tagliare i corsi di laurea “inutili”, ma che la definizione di inutilità è sempre un po' ambigua, del resto anche le dittature sudamericane la utilizzavano per mettere al bando i corsi di filosofia e di sociologia. Infine ci siamo dovuti arrendere al fatto che lei non pensa ai giovani, anzi propone il blocco delle assunzioni di nuovi ricercatori a tempo indeterminato, cosa che non solo spingerebbe i migliori di noi all'esodo, ma che data l'età media del corpo docente italiano spingerebbe nel medio periodo l'Unversità pubblica al collasso. Non entro nel merito degli effetti congiunti del suo DdL e dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario all'Università, perchè se lo facessi dovrei concluderne che il governo ha in mente un progetto antropologico regressivo per il popolo italiano. Voglio piuttosto dire che tutti noi siamo preoccupati: ricercatori, precari, studenti, professori associati, professori ordinari e presidi.

Siamo preoccupati perchè ci sembra che stiate per votare con semplicismo ed irresponsabilità un DdL di estrema importanza. Siamo preoccupati perchè ci sembra che vi interessi di più il bene di pochi che il bene di tutti, e che Confindustria abbia più diritto ad entrare nella Governance dell'Università di quanto quei giovani “capaci, meritevoli ed anche privi di mezzi” di cui parla la Costituzione abbiano diritto di studiarvi. Siamo preoccupati perchè ci sembra che un disegno di legge di questa portata non andrebbe votato in notturna con la fretta che caratterizza le fughe dei ladri ma alla luce del sole, in aperta collaborazione con tutti coloro che desiderano anteporre ai propri interessi l'amore per il futuro. Siamo preoccupati perchè crediamo che in questo quadro fosco fatto di crisi economica, di precarietà e di crisi di governo non abbia senso dare prove di forza o perseguire un voto politico, come ci sembra stia accadendo. Crediamo che il diritto all'istruzione in Italia sia in pericolo, e che sia nostro dovere proteggerlo oggi domani e sempre, sino a quando riusciremo a creare un'università aperta, orizzontale e di tutti.

Francesca Coin

Università Cà Foscari

Rete 29 Aprile
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 8:58 am 
Schiavo
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Cosa credi che farà con questa lettera la Gelmini?




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:roll:
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 9:42 am 
Cylon
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PhilSuperjoint ha scritto:
Cosa credi che farà con questa lettera la Gelmini?




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:roll:


Vero, ma se la lettera la rendiamo di pubblico dominio, se la si fa girare il piu' possibile, se tanta gente la legge, poi sara' la gente a chiedersi cosa NON ha fatto la gelmini, e a chiederle conto di questo :wink:
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 11:12 am 
Schiavo
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Siamo su un forum che per antonomasia e "il forum dei più famosi troll del web", non possiamo attaccare tutti i siti dei Ministeri? Farla girare dappertutto, su blog, forum, ecc......
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 11:50 am 
Schiavo
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Scusate il banalismo, ma cazzo ricercano?? :look:

Tralasciando determinati ambiti come i fisici, i matematici, i biologi, i medici, etc..ma nella facoltà umaniistiche, c'è davvero bisogno di tutti sti gran ricercatori??

Ok che non possono fare altro dopo, ma che ci si pensino prima..

Non siamo nel 1800 e meno di un miliardo di persone...siamo 6 miliardi, su un sistema economico retto sul pene che sta mietendo vittime in ogni dove... :wink:

L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività.. : La vita di tutti i giorni non è star seduti su una seggiola a contemplare ...come facevan sino d inizio secolo scorso...
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 11:59 am 
Schiavo
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Ferdy78 ha scritto:
L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività..

che discorsi del cazzo... come se chi facesse ricerca in un campo non strettamente scientifico passasse l'intera giornata a grattarsi le palle.
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Addio Caro Leader :(
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 12:09 pm 
Schiavo
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Froze ha scritto:
Ferdy78 ha scritto:
L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività..

che discorsi del cazzo... come se chi facesse ricerca in un campo non strettamente scientifico passasse l'intera giornata a grattarsi le palle.


Non ho detto che si grattano le palle, faccio solo una riflessione penso lecita: quanti ricercatori servono nel mondo universitario e nelle diverse aree di studio??
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 12:15 pm 
Schiavo
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Ferdy78 ha scritto:
Scusate il banalismo, ma cazzo ricercano?? :look:

Tralasciando determinati ambiti come i fisici, i matematici, i biologi, i medici, etc..ma nella facoltà umaniistiche, c'è davvero bisogno di tutti sti gran ricercatori??

Ok che non possono fare altro dopo, ma che ci si pensino prima..

Non siamo nel 1800 e meno di un miliardo di persone...siamo 6 miliardi, su un sistema economico retto sul pene che sta mietendo vittime in ogni dove... :wink:

L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività.. : La vita di tutti i giorni non è star seduti su una seggiola a contemplare ...come facevan sino d inizio secolo scorso...

Si infatti, cazzo serve la sociologia nelle società ?

Ah Francè, molla tutto e mettiti a far siti web anche tu!
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Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 1:11 pm 
Schiavo
Iscritto il: ven lug 16, 2010 3:14 pm
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Ferdy78 ha scritto:
Scusate il banalismo, ma cazzo ricercano?? :look:

Tralasciando determinati ambiti come i fisici, i matematici, i biologi, i medici, etc..ma nella facoltà umaniistiche, c'è davvero bisogno di tutti sti gran ricercatori??

Ok che non possono fare altro dopo, ma che ci si pensino prima..

Non siamo nel 1800 e meno di un miliardo di persone...siamo 6 miliardi, su un sistema economico retto sul pene che sta mietendo vittime in ogni dove... :wink:

L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività.. : La vita di tutti i giorni non è star seduti su una seggiola a contemplare ...come facevan sino d inizio secolo scorso...


ma vaffanbicchiere :vabe:

fresca fresca dal giornale, sembra di leggere decine di aeterna
Cita:
Ricercatori, alla ricerca, di ricercare,cosa?? Son forse collegati alle strutture produttive, all'industria,alle libere professioni,all'innovazione, NO! Loro ricercano per conto proprio, primo il posto fisso, con massimo 6 ore al giorno e vi sembran poche,vicino a casa possibilmente con mezzi di trasporto pagati, i vari benefit buoni pasto,buoni vacanze (per studio sintende ), ma soprattutto quello che finalizza la loro ricerca è la busta paga al 27 del mese, la 13 esima,la 14 esima,la 15 esima mai mettere fine alla provvidenza delle esima, dopo tutta questa ricerca bisogna mandarli a riposarsi molto presto, in pensione a 40 anni come facevano i vecchi (si fa per dire) governicchi CATTO COMUNISTI, che oggi si potrebbero riproporre con terza gamba para fascista; E poi dite cosa ricercano ma il sol dell'avvenire di un posto statale e parassitario.
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 2:45 pm 
Schiavo
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Iscritto il: ven lug 16, 2010 3:50 pm
Messaggi: 1014
Steinoff ha scritto:
Caro Ministro Gelmini,

sono una ricercatrice di Cà Foscari, insegno sociologia.

Mai avrei pensato di scriverle sino ad oggi, ma la situazione è grave.

Mi perdoni se per un istante le parlo apertamente.

Ho due anni meno di lei e sono rientrata in Italia nel 2008 dopo aver trascorso il resto degli anni 2000 negli Stati Uniti. Quand'ero un Ph.D. student negli States con molti docenti c'era un rapporto di amicizia. Nel mio Dipartimento c'erano molte donne, young faculty, associate o full professors. Il reclutamento di nuovi docenti era un processo in cui erano coinvolti tutti, anche i graduate students avevano potere decisionale. Tra le tante cose che valutavamo c'era l'età del candidato, perchè più l'Università è giovane e più è viva, dinamica, propositiva, proliferante di sapere. Ricordo che al mio arrivo come studente di dottorato al primo anno avevo trovato ad attendermi all'areoporto il direttore del Dipartimento. Mi aveva ospitata a casa sua per circa un mese. Amava gli studenti perchè credeva rappresentassero il futuro e voleva che fossimo tutti nelle condizioni migliori per lavorare. Ricordo che a lezione gli undergraduates non avevano timore di porre domande, che c'era complicità tra studenti e docenti, che si respirava un'orizzontalità a me sino ad allora sconosciuta.

Nel 2008 sono rientrata in Italia. Non era mio desiderio, ma la vita a volte fa strani scherzi. Ricordo con opacità un concorso con altri sei colleghi. Due di noi avevano trent'anni, gli altri ne avevano più di quaranta. Discutevano di candidati interni o esterni, del numero di concorsi tentati e destinati ad altri, di anni di ricerca e di didattica precaria, di corsi di didattica frontale retribuiti con circa 2 mila euro netti l'anno. Parlavano di famiglie e di figli, di bollette, di una passione messa a dura prova dalla precarietà e dalla svalutazione del sapere.

All'epoca sapevo poco dell'università italiana. Non sapevo che cosa significasse essere un ricercatore, sapevo che il mio stipendio entrante negli Stati Uniti era tre volte lo stipendio che prendo ora. Non mi sono stupita ovviamente quando nessuno è venuto a prendermi all'areoporto, mi sono stupita quando mi sono accorta di avere poche colleghe donne, quando ho conosciuto colleghi che avevano due volte e mezza i miei anni, quando ho realizzato che durante le riunioni ufficiali i ricercatori difficilmente parlavano. Negli anni mi hanno colpita anche altre cose, ad esempio il fatto che l'autonomia di pensiero venisse a volte considerata non tanto come una conquista sublime ma come un segno di arroganza precoce; che in Università come in strada esistessero parole come protettore e tradimento, e che la giovane età non fosse un pregio bensì un difetto: i giovani del resto non hanno un nome, non hanno capitale, non hanno reti di conoscenza già intessute, non hanno potere politico. I giovani non esistono se non in potenza, perciò devono avere pazienza, e prima o poi se hanno fortuna qualcuno li aiuterà.

Capirà con quanta meraviglia abbiamo vissuto questi mesi, quant'è stato travolgente vedere migliaia di ricercatori mobilitarsi a partire dal senso di stima di sé, dalla responsabilità per il futuro, dall'entusiasmo, dall'amore per il sapere. Capirà con quanta energia abbiamo cominciato a parlare negli atenei della sua riforma e quant'è stato rigenerante scoprire che potevamo cambiare le cose in meglio. Ci siamo accorti che l'Università pubblica può essere riformata anche senza mutilazioni, che basterebbe invertire un pò la piramide ordinari-ricercatori per ridurre di molto i costi, per aumentare la democrazia interna, per dare un significato onesto al concetto di meritocrazia. Ci siamo resi conto anche che la sua riforma non va in questa direzione, accentra il potere verso l'alto piuttosto che distribuirlo verso il basso, esclude ancora una volta i più giovani e i precari ed attribuisce il potere decisionale maggioritario ad un Consiglio di Amministrazione esterno ed al Rettore, a scapito addirittura di organi interni sino ad oggi importanti quali il Senato Accademico. Ci siamo resi conto che la sua riforma vorrebbe tagliare i corsi di laurea “inutili”, ma che la definizione di inutilità è sempre un po' ambigua, del resto anche le dittature sudamericane la utilizzavano per mettere al bando i corsi di filosofia e di sociologia. Infine ci siamo dovuti arrendere al fatto che lei non pensa ai giovani, anzi propone il blocco delle assunzioni di nuovi ricercatori a tempo indeterminato, cosa che non solo spingerebbe i migliori di noi all'esodo, ma che data l'età media del corpo docente italiano spingerebbe nel medio periodo l'Unversità pubblica al collasso. Non entro nel merito degli effetti congiunti del suo DdL e dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario all'Università, perchè se lo facessi dovrei concluderne che il governo ha in mente un progetto antropologico regressivo per il popolo italiano. Voglio piuttosto dire che tutti noi siamo preoccupati: ricercatori, precari, studenti, professori associati, professori ordinari e presidi.

Siamo preoccupati perchè ci sembra che stiate per votare con semplicismo ed irresponsabilità un DdL di estrema importanza. Siamo preoccupati perchè ci sembra che vi interessi di più il bene di pochi che il bene di tutti, e che Confindustria abbia più diritto ad entrare nella Governance dell'Università di quanto quei giovani “capaci, meritevoli ed anche privi di mezzi” di cui parla la Costituzione abbiano diritto di studiarvi. Siamo preoccupati perchè ci sembra che un disegno di legge di questa portata non andrebbe votato in notturna con la fretta che caratterizza le fughe dei ladri ma alla luce del sole, in aperta collaborazione con tutti coloro che desiderano anteporre ai propri interessi l'amore per il futuro. Siamo preoccupati perchè crediamo che in questo quadro fosco fatto di crisi economica, di precarietà e di crisi di governo non abbia senso dare prove di forza o perseguire un voto politico, come ci sembra stia accadendo. Crediamo che il diritto all'istruzione in Italia sia in pericolo, e che sia nostro dovere proteggerlo oggi domani e sempre, sino a quando riusciremo a creare un'università aperta, orizzontale e di tutti.

Francesca Coin

Università Cà Foscari

Rete 29 Aprile

La prendo e la faccio girare, grande.
Ferdy78 ha scritto:
Scusate il banalismo, ma cazzo ricercano?? :look:

Tralasciando determinati ambiti come i fisici, i matematici, i biologi, i medici, etc..ma nella facoltà umaniistiche, c'è davvero bisogno di tutti sti gran ricercatori??

Ok che non possono fare altro dopo, ma che ci si pensino prima..

Non siamo nel 1800 e meno di un miliardo di persone...siamo 6 miliardi, su un sistema economico retto sul pene che sta mietendo vittime in ogni dove... :wink:

L'eccessiva cultura serve sino ad un certo punto.

Se questi che ricercano, non sanno poi tenere in mano una scopa o non sanno cucinare, non è che poi servano moltissimo alla collettività.. : La vita di tutti i giorni non è star seduti su una seggiola a contemplare ...come facevan sino d inizio secolo scorso...

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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:23 pm 
Schiavo
Iscritto il: dom ott 08, 2006 8:17 am
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Ok, l'ho capito che qua siete tutti universitari fancazzisti che si lamentano se gli si tagliano i fondi per stare comodamente seduti :dito: , ma nessuno ancora ha risposto alla mia domanda.

Credete davvero che per forza, chi si laurea e non trova sbocco nel mondo lavorativo, deve cercare a tutti i costi di rimanere in ambito universitario e fare il famoso ricercatore??

L'università, ha bisogno di tutti questi ricercatori??

ma poi seriamente che trovano??

Non sono di destra, tutt'altro è solo che vorrei capire perchè tutta questa ostinazione a rimanere in un ambiente che è oggettivamente saturo, arduo e complicato.

Io l'università l'ho mollata per una serie di questioni che non sto qui ad elencare, ma di certo NON miravo a rimanervi se mai mi fossi laureato. Io penso che il ricercariato, non lo si deve vedere come la meta ambita a cui arrivare ad ogni costo.

Poi non mi spiego cosa si lamenta la cara Francesca, lo sapeva o no che L'Italia ha le sue problematiche, aveva avuto il coraggio di andarsene, perchè è tornata?

Ok potete continuare ad insultarmi :sofico:
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:28 pm 
Schiavo
Iscritto il: ven lug 16, 2010 3:14 pm
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Ferdy78 ha scritto:
L'università, ha bisogno di tutti questi ricercatori??
ma poi seriamente che trovano??


piano con ste affermazioni che ti fanno ministro dell'istruzione
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:31 pm 
Schiavo
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Ferdy78 ha scritto:
...

A volte stare zitti sarebbe meglio invece di dimostrare a tutti che non si sa di cosa si sta blaterando .
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??l?
??? ? ?? ?
?l? ~?? .?
???l_, )? Una volta ero schizofrenico , adesso siamo guariti
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:33 pm 
Schiavo
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Iscritto il: ven feb 03, 2006 5:01 pm
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thewebsurfer ha scritto:
Ferdy78 ha scritto:
L'università, ha bisogno di tutti questi ricercatori??
ma poi seriamente che trovano??


piano con ste affermazioni che ti fanno ministro dell'istruzione

Dovrebbe essere donna , giovane e brava in lingue
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??? ? ?? ?
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???l_, )? Una volta ero schizofrenico , adesso siamo guariti
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:37 pm 
Schiavo
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cfranco ha scritto:
thewebsurfer ha scritto:

piano con ste affermazioni che ti fanno ministro dell'istruzione

Dovrebbe essere donna , giovane e brava in lingue


dai però "eccessiva cultura" ti ha strappato un sorriso, ammettilo
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:45 pm 
Schiavo
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cfranco ha scritto:
thewebsurfer ha scritto:

piano con ste affermazioni che ti fanno ministro dell'istruzione

Dovrebbe essere donna , giovane e brava con la lingua


Fix'd :awesome:
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:47 pm 
Schiavo
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Ferdy78 ha scritto:
Scusate il banalismo, ma cazzo ricercano?? :look:

Tralasciando determinati ambiti come i fisici, i matematici, i biologi, i medici, etc..ma nella facoltà umaniistiche, c'è davvero bisogno di tutti sti gran ricercatori??

Ok che non possono fare altro dopo, ma che ci si pensino prima..

giusto oggi ne aveva parlato il prof di analisi. e da quello che ho capito: i ricercatori (fondati nel 1980 circa) non hanno un ruolo ben definito nell'università perchè da quando li hanno "inventati" non l'hanno voluto farlo. in teoria sono degli assistenti dei professori ma non se ne occupano della didattica in aula, se non in casi particolari come prendere il posto degli esercitatori. quest'ultimi sono dei dottorandi/specialistica/master/ecc che non rientrano nei "ranghi" dei primi, hanno un esperienza recente col meccanismo studio-esame e che vogliono imparare ad insegnare (sperando un domani di trovare un posto da qualche parte).


poi se servono, che fanno ecc non te lo so dire, creano progetti e li studiano allo sfinimento, giocano a briscola, non lo so. se non erro qualche ricercatore c'è sul foro, magari lui può approfondire.
_________________

u mad. @ ha scritto:
u mad.
se ti fai un forum, accetti i rompiglioni, imbecille.
finally free una gran sega a due mani.


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Ultima modifica di nick-86, gio ott 14, 2010 4:51 pm, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 4:49 pm 
Schiavo
Iscritto il: dom ott 08, 2006 8:17 am
Messaggi: 336
thewebsurfer ha scritto:
Ferdy78 ha scritto:
L'università, ha bisogno di tutti questi ricercatori??
ma poi seriamente che trovano??


piano con ste affermazioni che ti fanno ministro dell'istruzione


Tranquillo che rifiuterei... :biggrin: (serissimo)
La mia è una semplice domanda che nasce dal fatto che pur avendo scelto altre strade, mi sto scontrando sempre contro muri, un pò per mera sfiga, un pò per disorganizzazione regionale, un pò per falsi miti.

Ogni singola facoltà che sforna un cospiscuo numero di laureati all'anno, deve PER forza riuscire a trovar loro una occupazione in ambito universitario?

Ok uno che voglia farlo per vocazione, ma se deve essere vista come spiaggia per non attaccarsi al tram, mi spiace ma non va bene.. :wink:
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 7:09 pm 
Schiavo
Iscritto il: mer giu 04, 2003 10:52 pm
Messaggi: 474
Al di la del fatto se servano o meno i ricercatori che è comunque opinabile, i concorsi universitari sono quasi tutti pilotati.
Io ne ho vinto uno...poi ho lasciato l'università quando ho capito che la dentro la mia vita sarebbe stata comunque "breve"...
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 Oggetto del messaggio: Re: Cara Gelmini ti scrivo
MessaggioInviato: gio ott 14, 2010 7:25 pm 
Schiavo
Iscritto il: ven lug 16, 2010 3:14 pm
Messaggi: 1775
gotam ha scritto:
Al di la del fatto se servano o meno i ricercatori che è comunque opinabile, i concorsi universitari sono quasi tutti pilotati.


non so se sia così opinabile e cmq il malcostume diffuso nei concorsi è una costante italiana in tutti gli ambiti.
il progresso fisico, chimico, informatico, ingegneristico è dato in parte dalla ricerca universitaria, il solo pensare che debba essere deliberato da semianalfabeti che trovano pure il consenso comune di altri semianalfabeti che si bevono un paio di numeri inventati lo trovo paradossale
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