Non so.
Non so neppure come commentare uno schifo del genere.
Il valore di una vita ora dovrebbe essere determinato dal tenore di vita della famiglia di origine? E se per caso si ammazzava un operaio originario di Abu Dhabi che facevano? Andavano falliti?
Questo SPIANA la strada ad assunzioni sempre più selvagge di minoranze etniche nei mestieri più a rischio.
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/1 ... e-8422050/IL CASO
Risarcimento ridotto per operaio albanese
Il Pd: "Una sentenza che lascia sbigottiti"
"La strada scelta non era l'unica ed è la peggiore" sostiene Cesare Damiano commentando la sentenza del tribunale di Torino: rimborso dieci volte inferiore rispetto a quanto sarrebbe toccato alla famiglia se la vittima fosse stata italiana
ROMA - Una sentenza che lascia sbigottiti. Così Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, commenta la notizia pubblicata oggi su Repubblica del risarcimento ridotto 1 alla famiglia di un operaio morto sul lavoro solo perché di orgine albanese. "Pur rispettando l'autonomia dei magistrati, osserviamo che la strada scelta non era l'unica a disposizione e sicuramente la peggiore" dichiara Damiano criticando la sentenza shock del tribunale civile di Torino che ha attribuito un risarcimento dieci volte inferiore rispetto a quello che toccherebbe ai familiari di un operaio italiano, solo perché l'operaio in questione era albanese e i suoi parenti vivono in Albania, "area ad economia depressa". Un accorgimento, quello adottato dal giudice civile Ombretta Salvetti, per "equilibrare il risarcimento al reale valore del denaro nell'economia del paese ove risiedono i danneggiati" e perché altrimenti madre e padre albanesi otterrebbero "un ingiustificato arricchimento".
Il testo della sentenza (pdf) 2
La decisione del giudice, ispirata al criterio del risarcimento a seconda del Paese di provenienza del deceduto sul lavoro, si richiama a una sentenza della Cassazione di dieci anni fa. A ciascun genitore residente in Albania vanno appena 32mila euro rispetto alla somma stabilita se l'operaio morto fosse stato italiano, che si aggira tra 150 e 300mila euro. Inoltre, il tribunale ha addebitato all'operaio deceduto il 20 per cento di concorso di colpa nella propria morte.
"Risarcire la morte di un lavoratore in base al paese di origine - sostiene Damiano - rappresenta un inaccettabile principio discriminatorio che potrebbe indurre le imprese a occupare prevalentemente manodopera proveniente da Paesi più poveri. Del resto - prosegue - una sentenza di un anno fa della Cassazione aveva stabilito un principio opposto: nessuna differenza di risarcimento di fronte alla morte di un lavoratore. Non cesseremo di batterci per affermare principi di eguaglianza e solidarietà in un'epoca nella quale prevale invece la ricerca delle diseguaglianze e la diminuzione dei diritti sociali e del lavoro a sostegno di un modello produttivo fondato esclusivamente sulla competizione da costi".
(25 ottobre 2010)