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Vi posto una foto di scena e la cartella stampa del film.
[SPOILER! Evidenziare per leggere! (Prima o poi lo implemento...  )]
ALAIN SARDE e ROBERT BENMUSSA
Presentano
IL PIANISTA
Un film di ROMAN POLANSKI
Con ADRIEN BRODY THOMAS KRETSCHMANN FRANK FINLAY MAUREEN LIPMAN EMILIA FOX ED STOPPARD JULIA RAYNER JESSICA KATE MEYER
Sceneggiatura di Ronald Harwood Tratto dalle memorie di Wladyslaw Szpilman
Promozione: Studio Lucherini Pignatelli Ufficio Stampa 01: Annalisa Paolicchi Via A. Secchi, 80 – 00198 Roma P.za Adriana,12 – 00193 Roma Tel. 06/8084282- 8074532 Fax 06/80691712 Tel. 06/684701 Fax 06/6872141 e.mail: lucherinipignatelli@libero.it e.mail: a.paolicchi@01distribution.it
CAST (in ordine di apparizione)
Wladyslaw Szpilman ADRIEN BRODY Dorota EMILIA FOX Jurek MICHAL ZEBROWSKI Henryk ED STOPPARD Madre MAUREEN LIPMAN Padre FRANK FINLAY Halina JESSICA KATE MEYER Regina JULIA RAYNER Ufficiale delle SS che schiaffeggia il padre WANJA MUES Mr. Lipa RICHARD RIDINGS Donna con la piuma NOMI SHARRON Uomo che aspetta di attraversare ANTHONY MILNER Musicisti di strada LUCIE SKEAPING RODDY SKEAPING BEN HARLAN Schutzpolizei THOMAS LAWINKY JOACHIM PAUL ASSBOCK Itzak Heller ROY SMILES Yehuda PAUL BRADLEY Majorek DANIEL CALTAGIRONE Benek ANDRZEJ BLUMENFELD Bambino sul muro DARIAN WAWER Clienti ZBIGNIIEW ZAMACHOWSKI LEJB FOGELMAN Ufficiale delle SS DETLEV VON WANGENHEIM Rubinstein POPEK Donna ZOFIA CZERWINSKA Schultz UDO KROSCHWALD Dr. Ehrlich JOHN BENNET Mr. Grun CYRIL SHAPS Janina RUTH PLATT Zig Zag TORSTEN FLACH Marito di Janina RONAN VIBERT Gebczynski KRZYSZTOF PIECZYNSKI Vicina KATARZYNA FIGURA Marito di Dorota VALENTINE PELKA Szalas ANDREW TIERNAN Dr. Luczak TOM STRAUSS Capitano Wilm Hosenfeld THOMAS KRETSCHMANN Lednicki CEZARY KOSINSKI
CAST TECNICO Regia ROMAN POLANSKI Produttori ROMAN POLANSKI ROBERT BENMUSSA ALAIN SARDE Sceneggiatura RONALD HARWOOD Tratto dal libro di WLADYSLAW SZPILMAN Musiche WOJCIECH KILAR Scenografia ALLAN STARSKI Costumi ANNA SHEPPARD Direttore della fotografia PAWEL EDELMAN Montaggio HERVE DE LUZE Casting CELESTIA FOX HETA MANTSCHEFF Coproduttore GENE GUTOWSKI Line Producers LEW RYWIN HENNING MOLFENTER TIMOTHY BURRILL Produttore associato RAINER SCHAPER Pianista JANUSZ OLEJNICZAK Direttore d’orchestra TADEUSZ STRUGALA Primo aiuto regista RALPH REMSTEDT Produttore esecutivo DANIEL CHAMPAGNON Direttori di produzione OLIVER LUER MICHAL SZCZERBIC Segretarie di edizione SYLVETTE BAUDROT ANNA ZENOWICZ Direttore artistico NENAD PECUR Cameraman MAREK RAJCA Tecinico del suono JEAN-MARIE BLONDEL Trucco DIDIER LA VERGNE WALDEMAR POKROMSKI Parrucchiere JEAN-MAX GUERIN Fotografo GUY FERRANDIS Coordinatore stunt JIM DOWDALL Consulenti militari ANDREW MOLLO ANDRZEJ SZENAJCH Montaggio sonoro GERARD HARDY Montaggio musiche SUZANA PERIC Assistenti del regista CAROLINE VEYSSIERE ZBIGNIEW GRUZ Postproduzione FRANCOISE PIRAUD Consulente storico JAN JAGIELSKI Supervisore effetti speciali CHRISTIAN KUNSTLER Effetti visivi digitali DAS WERK Effetti visivi ECLAIR NUMERIQUE Musiche eseguite dalla WARSAW PHILHARMONIC NATIONAL ORCHESTRA OF POLAND Sinossi Wladyslaw Szpilman, un pianista di talento, ebreo polacco, sfugge alla deportazione. Costretto a vivere nel cuore del ghetto di Varsavia, ne sperimenta tutte le sofferenze, le umiliazioni e le lotte. Riesce a fuggire e si nasconde fra le rovine della capitale. Un ufficiale tedesco lo aiuta a sopravvivere.
“Il Pianista” di Roman Polanski Ho sempre saputo che un giorno avrei girato un film su quel doloroso periodo della storia polacca, ma non volevo che fosse autobiografico. Appena ho letto i primi capitoli delle memorie di Wladyslaw Szpilman ho sentito che “Il Pianista” sarebbe stato il soggetto del mio prossimo film. Era la storia che stavo cercando: anche se racconta l’orrore, è ottimistica e ricca di speranza; Sono sopravvissuto al ghetto di Cracovia e al bombardamento di Varsavia e ho voluto ricreare tutto ciò che ricordavo di allora, restando però il più possibile aderente alla realtà ed evitando forzature in stile hollywoodiano. Oltre ai miei ricordi, potevo fare affidamento sulla autenticità del libro di Szpilman, che lo ha scritto subito dopo la fine della guerra, raccontando la realtà di quel periodo con una obiettività sorprendente, quasi raggelante. Nelle sue memorie ci sono polacchi buoni e polacchi cattivi, ebrei buoni ed ebrei cattivi, tedeschi buoni e tedeschi cattivi… Prima di iniziare le riprese, ovviamente, ho consultato storici e sopravvissuti all’Olocausto, poi ho mostrato alla troupe una serie di documentari sul ghetto di Varsavia. Per interpretare Szpilman non cercavo un attore che gli assomigliasse fisicamente, ma qualcuno che potesse entrare nella pelle del personaggio che avevo in mente quando scrivevo la sceneggiatura. Era importante che non fosse un nome familiare. Poiché il film si sarebbe girato in inglese, avevo bisogno di qualcuno che parlasse bene quella lingua. Abbiamo tenuto un’audizione a Londra e con nostra grande sorpresa si sono presentate 1400 persone, comprese alcune donne, degli asiatici e qualche nero. Ci siamo resi conto che sarebbe stato difficile trovare una persona senza alcuna esperienza, quindi, visto che non c’era nessuno adatto in Gran Bretagna, siamo andati negli Stati Uniti. Quando ho visto i lavori di Adrien Brody non ho avuto esitazioni: era lui “Il Pianista”.
Note di produzione La produzione di “Il Pianista” ha dovuto ricreare il Ghetto di Varsavia e altri quartieri della città per il periodo che va dal 1939 fino alla fine del conflitto nel 1945. Infatti la Seconda guerra mondiale ha ridotto in macerie l’Europa centrale e in particolare la capitale polacca, che è stata ricostruita quasi completamente e quindi solo in alcune zone sarebbe stato possibile effettuare le riprese. Roman Polanski, produttore-regista di “Il Pianista”, e lo scenografo premio Oscar Allan Starski, dopo aver compiuto ampie ricerche e basandosi sui ricordi personali di Polanski, hanno fatto sopralluoghi a Varsavia e a Berlino per trovare le location richieste dalle oltre 100 scene del film. Alla fine si è deciso di ricostruire le strade di Varsavia nei Babelsberg Studio e di creare il paesaggio di una città devastata nelle vecchie caserme dell’Esercito sovietico, che si sarebbero dovute abbattere comunque. Proprio qui, il 19 febbraio 2001, fra rovine coperte di neve, sono iniziate le riprese del film. In seguito la produzione si è trasferita in una villa di Potsdam, trasformata nel quartier generale dell’Esercito tedesco, dove Szpilman aveva trovato rifugio e dove viene scoperto dal capitano Wilm Hosenfeld. Nella scena più commovente del film, che ha fatto piangere molti membri della troupe, Szpilman suona il pianoforte per dimostrare all’ufficiale tedesco di essere un pianista. Il 2 marzo a Belitz, una cittadina dell’ex Germania orientale, in un ospedale dei primi del ‘900 usato e poi abbandonato dall’Esercito sovietico, sono state girate le scene in cui Szpilman si nasconde in un ospedale militare tedesco distrutto dalle fiamme. Il 15 marzo, nei Babelsberg Studio, sono state girate le scene più complesse e impegnative: l’attacco al Ghetto di Varsavia. Le truppe delle SS rispondevano con l’artiglieria pesante al fuoco dei combattenti ebrei, sfondando le mura e dando fuoco agli edifici. Con persone avvolte dalle fiamme che si gettavano dai balconi, la battaglia infuriava sotto lo sguardo impassibile di un Gruppenfuerher delle SS, circondato dai soldati, una scena che è stata consegnata ai posteri dallo scatto di un famoso fotografo di allora. Il 26 marzo la produzione ha lasciato i Babelsberg Studio e si è trasferita a Varsavia, dove si è ripreso a girare il 29 marzo. Nel quartiere di Praga, dove sono rimasti ancora i vecchi edifici, Allan Starski e il dipartimento artistico hanno ricreato le strade principali del Ghetto di Varsavia, con le insegne e i manifesti di quegli anni, mentre Anna Sheppard, la costumista, ha vestito gli attori e le centinaia di comparse, ebrei, polacchi e tedeschi in uniforme, facendo attenzione a soddisfare le richieste del regista, che considerava importanti anche i minimi dettagli. Si sono fatte riprese in esterni e in interni a Varsavia e nei dintorni dell’Accademia militare è stata ricreata la tristemente famosa Umschlagplatz, dove sotto un sole bruciante Szpilman, la sua famiglia e centinaia di comparse vestite come gli ebrei del Ghetto aspettano di essere ammassati sul treno che li porterà ai campi di sterminio. E’ qui che Szpilman, mentre la sua famiglia viene spinta in un vagone, riesce a sfuggire alla deportazione e inizia a nascondersi. Terminate le riprese, la post-produzione è continuata a Parigi e infine il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes e il 22 maggio 2002 ha vinto la Palma d’oro.
WLADYSLAW SZPILMAN Wladyslaw Szpilman, nato a Sosnowiec, Polonia, nel 1911, iniziò a studiare pianoforte fin da bambino, sotto la guida di Josef Smidowicz e Alexander Michalowski, entrambi studenti di Franz Liszt. Nel 1931 partì per Berlino, per continuare gli studi all’Accademia di musica, diretta da Leonid Kreutzer. In quegli anni Wladyslaw Szpilman compose un “Concerto per violino”, la Suite per piano “Zycle Maszyn” e molti altri pezzi per piano e orchestra, oltre a tante canzoni che lo resero molto popolare in patria. Nel 1935 fu assunto dalla radio polacca. Quando nel 1939 una bomba sganciata da un aeroplano della Luftwaffe centrò la stazione radio di Varsavia, lui stava suonando il “Notturno” di Chopin. Nei sei anni seguenti, il pianista sperimentò gli orrori della guerra e riuscì a sopravvivere alle deportazioni e ai massacri grazie all’aiuto di un ufficiale tedesco, Wilm Hosenfeld. Nel 1946 Szpilman scrisse “Death of a City”, in cui raccontava le terribili esperienze che aveva vissuto, ma il libro venne bandito dalle autorità comuniste. Quando la Radio polacca riprese le trasmissioni nel 1945, Wladyslaw Szpilman tornò a suonare quel Notturno di Chopin che era stato interrotto così brutalmente. Venne poi nominato direttore musicale della stazione radio e si esibì in numerosi concerti in Europa e negli Stati Uniti. Con Bronislav Grimpe tenne oltre 2500 concerti in tutto il mondo. Continuò anche a comporre e molte delle sue canzoni sono diventate popolarissime in Polonia. Negli anni ’50 scrisse canzoni per bambini e vinse il premio del Sindacato Compositori polacchi. Nel 1961 fondò il Festival internazionale della canzone a Sopot e nel 1964 venne chiamato a far parte della Accademia dei compositori polacchi. Nel 1998 suo figlio, Andrzej Szpilman, trovò il manoscritto del padre e lo fece pubblicare in Germania. Il libro ebbe un successo immediato e venne tradotto in tutto il mondo. riscuotendo un grande successo internazionale. Wladyslaw Szpilman è morto il 6 luglio del 2000, all’età di 88 anni.
Il Ghetto di Varsavia Allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, il 1 settembre 1939, Varsavia, capitale della Polonia, fu uno dei primi bersagli della Luftwaffe tedesca e poco dopo la città fu posta sotto assedio. Malgrado la coraggiosa resistenza dell’Esercito polacco e della popolazione civile, gli abitanti, decimati e affamati, furono costretti alla resa il 27 settembre. Dei 3 milioni e mezzo di Ebrei polacchi, 360.000 vivevano a Varsavia, erano artigiani, commercianti, operai e professionisti e rappresentavano un terzo della popolazione della città. Dopo aver occupato la Polonia, i Tedeschi impiegarono le SS e la Gestapo per schiacciare brutalmente gli Ebrei, costringendoli alla degradazione e alla fame, confiscando tutti i loro beni, fino al loro totale annientamento, o ‘soluzione finale’ come la chiamavano i nazisti. Il 1 dicembre 1939 fu imposto agli Ebrei di mettere al braccio la stella di David, le loro proprietà e i loro capitali furono confiscati e le razioni di cibo concesse erano ai limiti della sopravvivenza. Non potevano usare il trasporto pubblico ed entrare nei parchi, sedere sulle panchine e camminare sui marciapiedi. Una zona di Varsavia, chiamata “Distretto ebraico”, fu rapidamente circondata da mura e vi furono rinchiusi quasi mezzo milione di Ebrei. Malgrado l’orrore della situazione, il sovraffollamento, le epidemie, le uccisioni casuali che portarono presto alla morte oltre 100.000 persone, gli abitanti del Ghetto cercarono di conservare una parvenza di normalità e continuarono clandestinamente le loro attività politiche, educative e culturali. Molti di loro furono costretti al lavoro forzato. I confini del Ghetto venivano sempre più ridotti e, a partire dal luglio del 1942, oltre 300.000 Ebrei furono deportati, formalmente per lavorare, in realtà diretti al campo di sterminio di Treblinka. Il 19 aprile 1943, i 40.000 Ebrei sopravvissuti, di cui solo 200 armati, guidati da Mordechai Anielewicz, scatenarono un’insurrezione. Ne seguì una battaglia disperata in cui all’inizio le truppe tedesche subirono forti perdite, ma l’arrivo delle SS, sotto il comando del famigerato Gruppenfueher Jurgen Stroop, pose fine alla rivolta. Anielewicz e i suoi uomini si suicidarono, altri, tra cui Marek Edelman, riuscirono a fuggire. I sopravvissuti furono uccisi sul posto o inviati alle camere a gas. L’intera area del Ghetto venne rasa al suolo e quando i Tedeschi si ritirarono da Varsavia, nel gennaio del 1945, in città erano rimasti in vita solo 20 Ebrei.
ADRIEN BRODY (Szpilman) è nato a New York nel 1973. A 12 anni, la madre, la fotografa Sylvia Plachy, lo iscrisse alla Academy of Dramatic Arts e a 13 anni venne scelto per interpretare il film della PBS “Home at Last”. Quello stesso anno fu ammesso alla prestigiosa School of Performing Arts al Lincoln Center. A 15 anni, Mary Tyler Moore lo volle per interpretare il ruolo di suo figlio nella sitcom “Annie McGuire”. Nel 1989, Adrien Brody è tornato a New York per girare l’episodio di Francis Ford Coppola di “New York Stories”, poi Steven Soderbergh lo ha scelto per il ruolo di Lester in “Piccolo grande Aaron”. Al Sundance Film Festival del 1996 ha attirato l’attenzione della critica con “Niente da perdere”, di Eric Bross. Sono seguiti poi “La sottile linea rossa” di Terrence Malick, con Woody Harrelson, Sean Penn, John Travolta, George Clooney e Nick Nolte, “Six Ways to Sunday” e “Restaurant”, con cui ha vinto lo Spirit Award del 1998 come miglior attore. Brody è apparso anche in “L’ultima volta che mi sono suicidato”, con Keanu Reeves, Thomas Jane e Claire Forlani, in “Bullet”, con Mickey Rourke e Tupac Shakur, e in “Ten Benny”, un film indipendente. Fra i suoi film più recenti “Summer of Sam” di Spike Lee, “Liberty Heights” di Barry Levinson, “Bread and Roses”, “Harrison’s Flowers”, “Oxigen”, “Love the Hard Way” e “The Affair of the Necklace”.
Filmografia 1989 New York Stories (episodio diretto da Francis F. Coppola) 1993 Piccolo grande Aaron (Steven Soderbergh) 1994 Bullet (Julian Temple) Angels in the Outfield (William Dear) 1996 Le Guerrier d’Acier (Norberto Barba) Niente da perdere (Eric Bross) 1997 The Undertaker’s Wedding (John Bradshaw) Ten Benny (Eric Bross) L’ultima volta che mi sono suicidato (Stephen Kay) 1998 La sottile linea rossa (Terrence Malick) Restaurant (Eric Bross) Six Ways to Sunday (Adam Bernstein) 1999 Summer of Sam (Spike Lee) Liberty Heights (Barry Levinson) Oxygen (Richard Shepard) 2000 Bread and Roses (Ken Loach) Harrison’s Flowers (Elie Chouraqui) 2001 Love the Hard Way (Peter Sehr) Yhe Affair of the Necklace (Charles Shyer) Dummy (Greg Pritikin 2002 Il Pianista (Roman Polanski)
THOMAS KRETSCHMANN (Capitano Hosenfeld) è nato nella Germania dell’Est e a diciotto anni ha deciso di fuggire a Berlino ovest. Dopo tre anni di vari lavori e corsi di recitazione, è entrato allo Schillertheater (l’equivalente tedesco della Royal Shakespeare Company inglese) e ha lavorato in teatro e in tv, fino a quando, nel 1991 ha ottenuto il ruolo di protagonista in “Der Mitwisser”, che gli ha portato un Max Ophuls Award come miglior esordiente. Poi “Stalingrado” gli ha aperto le porte del cinema a livello internazionale e ha girato “La regina Margot”, “Marciando nel buio”, “La sindrome di Stendhal” di Dario Argento, “Il principe coraggioso”, “U- 571”, “Il principe coraggioso”, “Feindlich Ubernahme -Althan.com” di Carl Schenkel, “I cavalieri che fecero l’impresa” di Pupi Avati e “Blade II” di Guillermo Del Toro, con Wesley Snipes. In tv ricordiamo “Total Recall 2070”, “Die Diebin”, “Der Tod in Deinen Augen”, “Poison” e “Ein Todliches Wochenende”.
Filmografia 1993 Stalingrado (Joseph Vilsmaier) La regina Margot (Patrice Chéreau) 1995 Ainsi soient-elles (Patrick e Lisa Alessandrin) 1996 La sindrome di Stendhal (Dario Argento) 1997 Il principe coraggioso (Anthony Hickox) 2000 U-571 (Jonathan Mostow) 2001 Feindliche Ubernahme-Altan. Com (Carl Schenkel) I cavalieri che fecero l’impresa (Pupi Avati) 2002 Blade II (Guillermo del Toro) The Pianist (Roman Polanski)
La famiglia
FRANK FINLAY (il padre) attore inglese, vanta una lunga carriera che lo ha portato a ottenere una candidatura agli Oscar e ai Golden Globe per “Otello”, con Laurence Olivier e Maggie Smith nel 1965, e due ai BAFTA, per “Otello” e per “Prigioniero del passato” di Alan Bridges nel 1982. Sempre con “Otello” ha vinto il premio al San Sebastian Film Festival. Ha lavorato in oltre 80 produzioni, le più recenti delle quali sono “Stiff Upper Lips” di Gary Sinyor, “Limited edition” di Bernard Rapp, “Goodnight Vienna” di Rudolf van den Berg, e “Ghosthunter” di Simon Corris.
MAUREEN LIPMAN (la madre) è nata in Gran Bretagna ed è conosciuta in Europa per il ruolo di Trish in “Rita” (1983) di Lewis Gilbert, che le ha portato una candidatura ai BAFTA. Fra i suoi ultimi film “Solomon and Gaenor” (1999) di Paul Morrison e “Captain Jack” (1998).
ED STOPPARD (Henryk) è stato protagonista di “The Little Vampire” di Uli Edel e di molte serie tv, tra cui “Murder in Mind”, “Queen of Swords” e “Relic Hunter”.
JESSICA KATE MEYER (Halina) ha interpretato “Frequency”, di Gregory Hoblit.
JULIA RAYNER (Regina) è apparsa in “Topsy-Turvy-Sotto sopra” di Mike leigh, nel ruolo di Mademoiselle Fromage.
EMILIA FOX (Dorota) è nata nel 1974 e fin da giovanissima ha lavorato per la tv, il suo primo ruolo importante è stato nella serie “Orgoglio e pregiudizio”. Da allora ha interpretato le serie tv “The Rat Trap”, “Bright Hair”, “Rebecca”, “The Round Tower”, “Blink”, “David Copperfield”, “Bad Blood” e, recentemente, “Other People’s Money”. RUTH PLATT (Janina) ha interpretato nel 1999 “L’amore dell’anno” di David Kane e nel 2000 “Murder Rooms” della BBC. E’ apparsa in telefilm come “The Prince and the Pauper” e “Thornapple” e nelle serie “Holby City” e “The Bill”.
ROMAN POLANSKI (regista/produttore) è nato a Parigi da genitori polacchi ed è arrivato in Polonia due anni prima che finisse la Seconda guerra mondiale. Sopravvissuto alla guerra, ha studiato alla Art School di Cracovia e alla National Film School di Lodz. Ha esordito come attore a quattordici anni e ha continuato esibendosi alla radio nel popolare show “The Merry Gang”. Ancora giovanissimo, è apparso nel film “Three Stories” e poi in “Generation”, di Andrzej Wajda. Mentre frequentava la scuola di cinema, Polanski ha diretto parecchi corti, tra cui “Two Man and a Wardrobe” (1957), “When Angels Fall” (1958), “The Fat and the Lean” (1958) e “Mammals” (1961), tutti presentati e premiati a vari Festival. Il suo debutto nella regia è avvenuto con “Il coltello nell’acqua” (1962) che ha vinto il Premio della Critica al Festival di Venezia ed ha ottenuto una candidatura agli Oscar come miglior film straniero. Il suo primo film in lingua inglese è stato “Repulsion” (1965), con Catherine Deneuve, che ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino, seguito da “Cul de sac” (1966), premiato con l’Orso d’oro. Ha poi diretto e interpretato “Per favore…non mordermi sul collo”. Negli USA ha girato “Rosemary’s Baby” (1968) che ha avuto una nomination agli Oscar per la sceneggiatura. Nel 1972 Polanski è tornato in Europa per dirigere un adattamento di “Macbeth” (scritto insieme a Kenneth Tynan) e, quello stesso anno, ha prodotto “Weekend of a Champion”, di Frank Simon, un documentario sul campione di Formula uno Jacky Stewart. L’anno seguente ha diretto Marcello Mastroianni in “Che?”. E’ tornato a Hollywood nel 1974 con “Chinatown”, vincitore di un Golden Globe e candidato a undici Oscar, compreso quello per il miglior film e la miglior regia, ma che ha vinto solo quello per la sceneggiatura originale. Nel 1976 è tornato in Europa per dirigere “L’inquilino del terzo piano”, di cui è stato protagonista con Isabelle Adjani e Shelly Winters. Tre anni dopo “Tess” ha ottenuto sei candidature agli Oscar, tra cui quella per la regia, e ne ha vinte tre, per la fotografia, la scenografia e i costumi, oltre a due César, per la regia e il film. Nel 1984 Polanski ha scritto un libro autobiografico, “Roman by Polanski”, che ha avuto un grande successo di vendita in molti paesi. Nel 1986 ha girato “Pirati”, con Walther Matthau, nel 1988 il thriller “Frantic”, con Harrison Ford e Emmanuelle Seigner al suo primo ruolo da protagonista, nel 1992 “Luna di fiele”, sempre con la Seigner, Hugh Grant e Peter Coyote, e nel 1998 “La nona porta”, con Johnny Depp e Lena Olin. Nel 1984 ha diretto “La morte e la fanciulla”, con Sigourney Weaver e Ben Kingsley, un adattamento di un lavoro teatrale di Ariel Dorfman. In teatro ha diretto l’opera di Alban Berg “Lulu” al Festival di Spoleto, il “Rigoletto” di Verdi all’opera di Monaco e “Tales of Hoffman” alla Opera Bastille di Parigi. Nel 1981 ha diretto e interpretato una produzione di Peter Shaffer, “Amadeus”, prima a Varsavia e poi a Parigi. Nel 1988 è stato il protagonista di un adattamento di Stephan Berkoff della “Metamorfosi” di Kafka. Nel 1996 ha diretto la commedia musicale “Tanz der Vampire” a Vienna, con le musiche di Jim Steinman e i testi di Michael Kunze, tratto da “The Fearless Vampire Killers”. In seguito ha diretto “Master Class” di Terence McNally a Parigi. Spesso ha recitato in film diretti da altri, come “Una pura formalità” di Giuseppe Tornatore, con Gérard Depardieu, e “Dead Tired” di Michel Blanc. Ha da poco terminato le riprese “Zemsta”, di Andrzej Wajda.
FILMOGRAFIA 1962 Il coltello nell’acqua 1965 Repulsion 1966 Cul de sac 1967 Per favore non mordermi sul collo 1968 Rosemary’s Baby 1971 Macbeth 1972 Che? 1974 Chinatown 1976 L’inquilino del terzo piano 1979 Tess 1986 Pirati 1988 Frantic 1992 Luna di fiele 1994 La morte e la fanciulla 1999 La nona porta 2002 Il Pianista
Corti 1955/57 The Bicycle 1958 The Murder The Smile Breacking up the Party 1959 Two Men and a Wardrobe The Lamp 1960 When Angels Fall 1961 The Fat and the Lean 1962 Mammals 1963 River of Diamonds or Amsterdam
Attore 1953 Three Stories di Konrad Nalecki; Ewa a Czeslaw Petelski 1954 A Generation di Andrzej Wajda 1955 Magical Bicycle di Silik Sternfeld 1956 And of the Night di Julian Dfziedzina; Pawel Komorowski 1957 e Walentjna Uszjcka 1957 The Wrecks di Ewa a Czeslaw Petelski 1958 Telephonez a ma femme di Jaroslav Mach 1959 La derniere charge di Andrzej Wajda 1960 Innocent sorcerers di Andrzej Wajda; Attention Yeti di Andrzej Cseklski; Good Bie Till Tomorrow di Jannos Morgenstern; Bad Luck di Andrzej Munk 1961 Samson di Andrzej Wajda 1969 The Magic Christian di Joseph McGrath 1974 Blood for Dracula d Paul Morrissey 1981 Chasse-Croise di Arielle Dombasle 1992 Back in the U.S.S.R. di Deran Sarafian 1994 Una pura formalità di Giuseppe Tornatore Grosse fatigue di Michel Blanc 2000 Hommage a Alfred Lepetit di Jeanne Rousselot 2002 Zemsta di Andrzej Wajda
ALAIN SARDE (produttore) ha iniziato la sua carriera nel cinema nel 1976 con “L’inquilino del terzo piano” di Roman Polanski e “Barocco”, di André Téchiné. Da allora si è affermato come uno dei più importanti produttori mangialumache, alternando film commerciali e d’autore. Ha collaborato con registi del calibro di Claude Sautet, Jacques Doillon, Jean-Luc Godard, Pierre Granier-Deferre, Georges Lautner, André Téchiné, Bertrand Blier, Bertrand Tavernier, Alain Corneau, Yves Boisset, Nicole Garcia, Coline Serreau, Jeanne Labrune, Daniele Thompson, David Lynch, Roman Polanski, Mike Leigh, Michael Haneke, Emir Kusturica.
ROBERT BENMUSSA (produttore) ha già lavorato con Roman Polanski in “Luna di fiele”. Nel corso della sua carriera ha prodotto oltre 20 film, tra cui “La Grand Menace” di Jack Briley e “c’era una volta in America” di Sergio Leone. Lavora spesso con Elie Chouraqui, Alexandre Arcady e Diane Kurys.
GENE GUTOWSKI (coproduttore) e Roman Polanski sono legati da una antica amicizia. E’ stato Gutowski a portare il giovane Polanski a lavorare in Gran Bretagna. Gutowski ha prodotto film di successo come “Repulsion” (1965), “Cul de sac” (1966) e “Per famore non mordermi sul collo” (1967).
LEW RYWIN (produttore esecutivo) ha collaborato al successo di tanti film, tra cui “Schindler’s List” di Steven Spielberg, “Aimée & Jaguar” di Max Farberbock e “Ogre” di Volker Schlondorff . E’ stato produttore associato di “La plage noire” di Michel Piccoli, “La piccola apocalisse” di Costa-Gavras, “Le Brasier” di Eric Barbier e “Jacob The Liar” di Peter Kassovitz.
TIMOTHY BURRIL (line producer) ha collaborato in passato con Roman Polanski per “Tess” e si è occupato di “Vatel” di Roland Joffe, “Mauvaise passe” di Michel Blanc e “The Pirate of Penzance” di Wilford Leach.
RAINER SCHAPER (Studio Babelsberg, produttore associato) Ha lavorato come scenografo e direttore artistico per 42 film. Nominato direttore dello Studio Babelsberg nel 1997, nel 2000 è diventato responsabile per la produzione cinematografica.
RONALD HARWOOD (sceneggiatura) è coautore di “Il Pianista”, oltre che di “Taking Side”, portato sullo schermo di recente dal premio Oscar Istvan Szabo e di “Il servo di scena” diretto da Peter Yates. Ha scritto romanzi, lavori teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv, come “Cry, The Beloved Country” diretto da Darrell Ross, “La perdita dell’innocenza” di Mike Figgis e “Tchin Tchin” di Gene Saks. Nel 1996 è stato nominato cavaliere e ha ricevuto il premio Stefan Mitrov Ljubisa per il contributo dato alla letteratura europea. Nel 1999 è stato nominato comandante dell’Impero britannico.
ALLAN STARSKI (scenografie) ha lavorato per “Schindler’s List” (1993), con cui ha vinto un Oscar. Nato a Varsavia nel 1943, ha lavorato anche per la cinematografia polacca. La sua collaborazione con Andrzej Wajda è iniziata nel 1978, con “L’uomo di marmo”, “Without Anesthesia”, “The Maids From Wilko”, “Danton”, “The Possessed”, “Dottor Korczak”, “The Sacred Week” e “Pan Tadeusz”. E’ stato anche decoratore di “No End” di Krzysztof Kieslowski, “Europa Europa” e “Washington Square” di Agnieszka Holland e “The War of Nerves” di John Irvin.
ANNA SHEPPARD (costumi) ha lavorato per “Circus” di Rob Walker, con John Hannah, Famke Janssen e Peter Stormare, “The Insider” di Michael Mann, con Al Pacino e Russell Crowe (7 candidature agli Oscar), “Ogre” di Volker Schlondorff, “Un prete da uccidere” di Agnieszka Holland, con Christopher Lambert e Ed Harris, “Schindler’s list” di Steven Spielberg, che le ha portato una candidatura agli Oscar e ai BAFTA per i costumi. Negli USA ha lavorato per “Washington Square” di Agnieszka Holland, “Dragonheart” di Robert Cohen, “The Proposition” di Leslie Linka Glatter, “Martha da legare” di Nick Hamm, “Wisdom of Crocodile” di Po-Chih Leong e “Band of Brothers”, di Steven Spielberg e Tom Hanks.
PAWEL EDELMAN (direttore della fotografia) ha lavorato per “Pan Tadeusz” di Andrzej Wajda, “L’aube a l’envers” di Sophie Marceau, “Storie d’amore” e “Big Animal” di Jerzy Stuhr. Il suo film più recente è “Edges of the Lord” di Yurek Bogayevicz, con Haley Joel Osment e Willem Dafoe.
WOJCIECH KILAR (compositore) è uno dei più grandi compositori polacchi viventi. Nato a Lwow nel 1932, ha studiato al Conservatorio di Katowice con la pianista Wladyslawa Markiewiczowna e il compositore Boleslav Woytowicz. La sua musica è stata influenzata da John Cage, che considera ‘il papa della musica moderna’. Le sue opere sono state suonate dalle migliori orchestre sinfoniche, come la Philadelphia Symphony, la Cleveland Symphony e la New York Philarmonic.
Musiche
“Nocturne en ut dièse mineur, Posthume” “Grande Polonaise brillante, op. 22 – allegro molto” “Ballade n. 1 en sol mineur, op. 23” di Frederic Chopin eseguita da Janusz Olejniczak
“Sonata n. 14 en ut dièse mineur, op. 27/2, “Sonata al chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven eseguita da Janusz Olejniczak
“Suite n. 1 BVW 1007 per violoncello” di Jean-Sébastian Bach eseguita da Jerzy Wolochowicz
“Tanz, Tanz Yidelekh” Arrangiamento di Roddy Skeaping Eseguita da The Burning Bush
“Umowilem Sie Z Nia Na Dziewiata” Henryk Wars Emmanuel Szlechter Eseguita da Janusz Olejniczak
“Marsz Strzelcow” parole e musica di Wladyslaw Anczyc traduzione inglese di Michael Kunze
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LuVi
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Commento file: Il Pianista

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