Le Borse europee in ribasso ma prudenti. A Dublino il settore del credito è nel panico: Bank of Ireland cede il 22,11%, Allied Irish bank il 18,14%. La preoccupazione per il possibile estendersi della speculazione sui debiti sovraniLa Germania insiste perché il fondo di aiuto ai Paesi in difficoltà diventi permanente. Trichet: "Dublino ha preso la giusta decisione" ma l'effetto sui mercati è stato minimoCita:
BRUXELLES - La decisione dell'Irlanda di fare appello al Fondo di stabilizzazione europeo e l'immediata risposta positiva dei ministri della Ue potrebbero non bastare a calmare l'agitazione sui mercati. Ieri le borse sono andate in negativo, con i titoli bancari a trascinare la caduta, e anche i bond dei Paesi più esposti non hanno registrato il miglioramento che sarebbe stato lecito attendersi. La notizia che il governo di Dublino si dimetterà dopo l'approvazione del bilancio non ha certo contribuito a tranquillizzare gli animi.
Ancora una volta, ieri, si è assistito ad una netta divaricazione tra le parole dei politici e delle istituzioni, tutti più o meno compiaciuti della celerità con cui l'Europa è intervenuta, e i comportamenti dei mercati, che mantengono un atteggiamento a dir poco sospettoso. Il governatore della Banca Centrale, Jean-Claude Trichet, intervenendo davanti al Parlamento europeo, ha detto che "il governo irlandese ha preso la decisione giusta" rivolgendosi al Fondo per aiuto, e si è compiaciuto per "l'immediata risposta della comunità internazionale". Trichet era stato il primo, se non l'unico, a criticare apertamente la richiesta tedesca di chiamare i privati e le banche a sopportare una parte dell'onere di eventuali default dei debiti sovrani europei, prevedendo che questo avrebbe destabilizzato i mercati. Ora però si dimostra relativamente ottimista.
Il commissario europeo alle Finanze, Olli Rehn ha definito la decisione di concedere
il prestito all'Irlanda "un passo avanti determinante per conservare la stabilità finanziaria in Europa".
Tuttavia l'effetto psicologico di rassicurazione che il Fondo avrebbe dovuto avere sembra essere svanito nel momento stesso in cui è stato chiamato ad intervenire. Ed ora la paura di tutti è che il varo dei finanziamenti a Dublino non basti a fermare il contagio. Lo stesso Rehn ha ammesso: "Siamo come pompieri chiamati a spegnere più incendi. Gli aiuti vanno bene ma bisogna darli finché si è in tempo. Occorre quindi spegnere l'incendio irlandese prima che si propaghi a tutta la foresta europea".
Il primo a intervenire per cercare di fermare la reazione a catena è stato comprensibilmente il premier portoghese, Jose Socrates, il cui Paese è il prossimo nella lista degli anelli deboli della catena europea e già paga un prezzo elevato in termine di spread degli interessi sui suoi buoni del Tesoro. "Il Portogallo non ha bisogno di nessun aiuto - ha dichiarato ieri - credo che siamo stati penalizzati dalla mancanza di fiducia verso l'Irlanda. Quello di cui abbiamo bisogno è fare il necessario per approvare il bilancio e continuare nello sforzo di risanamento".
Il Portogallo, contrariamente all'Irlanda e alla Spagna, non è stato particolarmente colpito dalla bolla speculativa immobiliare e le sue banche non hanno sofferto in modo particolare. Ma il governo stenta a riportare sotto controllo il deficit pubblico, che nel 2009 era al 9,3 per cento e che quest'anno dovrebbe scendere al 7,3 per cento. Anche la ministra degli esteri spagnola, Trinidad Jimenez, si affrettata a ricordare che Madrid "sta raggiungendo tutti gli obiettivi" di risanamento delle finanze pubbliche e si è compiaciuta del via libera al salvataggio dell'Irlanda che "dimostra come la solidarietà europea funziona".
Ma, dietro questo sbarramento di dichiarazioni ottimistiche, i responsabili europei si rendono conto che quanto è stato fatto finora probabilmente ancora non basta. Tomas Mirow, presidente della Bers, la Banca europea per la Ricostruzione e lo sviluppo, ha dichiarato che l'Unione monetaria esige una integrazione ancora maggiore: "Dubito che sui tempi lunghi ci possa essere una unione monetaria senza meccanismi di trasferimento verso i Paesi in difficoltà". E il segretario di stato tedesco agli affari esteri, Werner Hoyer ha insistito perché "già al vertice europeo di dicembre si avviino i negoziati per un meccanismo permanente di stabilizzazione in Europa".
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