Dipende da quanto e' rafforzato il percorso delle sinapsi.
Esso si puo' rafforzare sia in caso di eventi "particolari" che ti colpiscono e quindi imprimono gia' in partenza il ricordo, oppure per esercizio.
Quando si studia qualcosa, oppure quando si va in giro e si percorre piu' volte la stessa strada il percorso viene rafforzato e quindi il ricordo rimane impresso.
Si puo' anche ottenere lo stesso risultato ripercorrendo mentalmente il ricordo *anche se in genere e' meno preciso dato che puo' portare ad "errori" ).
Tutto questo scritto in maniera assolutamente semplicistica e volutamente inesatta.

si ma mi hai preso per un leghista ?

un po' sul tecnico potevi andare eh!
cioe' tipo : fisicamente come fa il cervello a " rafforzare" una sinapsi ? e' un processo chimico ? elettrico ?
E come sceglie quali ricordi imprimere in modo significativo e quali lasciar andare nell'oblio ?
E' un processo che si attua subito quando succede il fatto o c'e' una sorta di " post processing " ?
C;s.;'s.;'s;s
Per il discorso sinapsi ti lascio a wikipedia o un qualunque libro medico. E comunque il cervello è un elaboratore di simboli elettrochimico.
Il discorso della memoria a lungo termine è ancora un mistero (o almeno per ora non vi sono spiegazioni accettabili),però sembra che si intensifichino le connessioni in aree addette per svolgere determinate funzioni,come per i tassisti:
Si troverebbe nell'ippocampo l'area del cervello deputata all'orientamento e allo sviluppo degli itinerari. Alcuni ricercatori americani, guidati da Michael J. Kahana e Itzahak Fried, hanno osservato l'attività delle aree cerebrali di alcuni volontari impiegati su un simulatore che imitava il comportamento di un tassista che deve elaborare il proprio percorso. Sarebbe proprio l'ippocampo, già implicato nei processi legati all'apprendimento e alla memoria, ad attivarsi durante questo tipo di ragionamento. E' in questa parte del cervello, quindi, che risiede la capacità di orientarsi in una grande città e di decidere il proprio percorso. La ricerca è stata pubblicata si "Sience". Invece per quanto riguarda la priorità, la risposta è banale: viene privilegiata l'esperienza valutata necessaria alla sopravvivenza.
Quindi il cervello è programmato per far ripetere cose piacevoli (mangiare, trombare, divertirsi etc) per assicurare la sopravvivenza prima dell'individuo e poi della specie.
Le esperienze che ci hanno scosso emotivamente sono quelle considerate più significative e spesso ci segnano a vita, insinuandosi nell'inconscio. L'accumulo della conoscenza invece è favorito dalla volontà di ciscun individuo di "aumentare le proprie probabilità di sopravvivenza" e in effetti chi studia divertendosi, con lo scopo di arrichirsi, di avere potere, di avere un lavoro soddisfacente (vantaggioso quindi per la continuazione della vitalità) tende ad avere risultati migliori (di chi magari ha le capacità ma non ha voglia).
Notare che la curiosità è ufficialmente classificata come emozione da qualche anno e noi ne abbiamo una naturale propensione (il voler esplorare, scoprire, superare limiti). A tal punto che non esiste più la separazione tra processo razionale e irrazionale, ma è un mix inscindibile.