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Bossi e l'avvertimento all'amico Silvio
Proviamo a vestire, per un momento, i panni del Senatùr. Ha un rapporto personale forte con il Cavaliere. Litigarono di brutto nel '94, complice l'allora presidente Scalfaro, però poi fecero pace; ci fu la malattia di Bossi, Berlusconi gli fu molto vicino umanamente e (se c'è del vero nelle leggende) anche nelle cose pratiche della vita. La confidenza tra loro è tale che Umberto porta costantemente con sè suo figlio Renzo, detto il Trota, nei vertici di Arcore, dove di ride, si scherza, si parla anche di politica, certo, ma in un clima sempre molto amicale, da antichi sodali.
Ecco: è proprio questa atmosfera che Bossi, al fondo un personaggio di cuore, non vorrebbe spezzare. Tuttavia c'è la pressione di una base insoddisfatta, che interpreta senza sentimentalismi, anzi come una dura competizione il rapporto col Pdl. Questo popolo leghista vorrebbe prendere il largo dalla "palude romana", come ieri sera l'ha definita Bossi, interpretando uno stato d'animo dominante tra i suoi. Senza trascurare i calcoli dei "colonnelli" (Calderoli, Maroni) i quali, per una ragione o per l'altra, considerano scaduta come uno yogurt l'esperienza di governo.
Si aggiunga la nota idea di Tremonti (il cui influsso culturale sul Carroccio è fuori discussione): per la tenuta dei conti pubblici è più dannoso tergiversare che farla fuori subito andando a votare entro marzo. Perché, insiste il Prof, con 3 voti di vantaggio alla Camera non si fa nemmeno ordinaria amministrazione. E non è che altri dieci deputati reclutati qua e là farebbero la differenza... Ecco dunque il dilemma di Bossi. Ed ecco l'uscita di ieri sera a Bergamo. Che non va intesa come un addio, tantomeno come un brusco ultimatum al premier.
Semmai come la denuncia di un'oggettiva difficoltà, che mascherare sarebbe impossibile. Un avviso lanciato senza secondi fini: caro Silvio, con tutta la migliore buona volontà io da solo non posso farcela a frenare i miei, forse non sarebbe nemmeno giusto. Dunque diamoci un tempo e poi, se non ci si fa, stacchiamo la spina senza ulteriori tormenti. E amici come prima.
http://www3.lastampa.it/politica/sezion ... tp/381720/Cita:
Governo, Bossi avverte Berlusconi
"Avremo pazienza fino al federalismo"
Il Senatur manda un messaggio al Cavaliere: "Parla di grandi riforme e numeri in eccesso: non è proprio così, perchè i numeri scarseggiano. Siamo nella palude romana". "Ci sono milioni di persone al di sopra del Po che ne hanno piene le scatole e sono pronte a battersi per ottenere la libertà"
Governo, Bossi avverte Berlusconi "Avremo pazienza fino al federalismo"
BERGAMO - "Ho sentito Berlusconi alla tv che parla di grandi riforme e numeri in eccesso: non è proprio così, perché i numeri scarseggiano. Siamo nella palude romana, ma siamo ancora vivi e stiamo combattendo. Alla fine chi la dura la vince". Umberto Bossi gela così le speranze berlusconiane di un proseguimento sereno della legislatura. E delinea un preciso orizzonte temporale: "Sosterremo il Governo fino a quando porteremo a casa il federalismo".
Ai militanti il Senatur dice di non avere fretta sul federalismo: "Se andassimo oggi a forzare in certe commissioni verrebbe bocciato. Dobbiamo far passare il tempo perchè ci sia un tacito assenso in modo da consentire l'ultimo passaggio in consiglio dei ministri". Certo i tempi non saranno strettissimi e la via irta di ostacoli. Per questo Bossi chiede "pazienza" ai suoi fedelissimi che lo ascoltano alla 'Berghem Frecc'.
L'esecutivo reggerà oltre il 27 marzo? "Questo non lo so - replica - diciamo che Berlusconi e anche noi ce la stiamo mettendo tutta. Troveremo una via per uscirne: sono certo che, un po' Berlusconi, un po' noi usciremo". Infine arriva l'ormai consueto richiamo ai "milioni di persone al di sopra del Po che ne hanno piene le scatole e sono pronte a battersi per ottenere la libertà".
Nel frattempo il premier continua a lavorare per rafforzare la maggioranza. Guardando in primis all'Udc. Allontanata l'ipotesi dell'allargamento della coalizione, si punta,
per dirla con il ministro degli Esteri Franco Frattini, alla richiesta ai centristi di essere "un'opposizione responsabile". Frattini si dice convinto che in parlamento ci sia "una valanga di persone" che non voterebbero più contro il governo e che dunque è su una maggioranza numerica che il governo pensa di poter contare.
Insomma la priorità, osserva Fabrizio Cicchitto, è la governabilità e per questo bisogna puntare sul "numero più' ampio possibile di parlamentari" per sostenere la maggioranza senza chiudere "pregiudizialmente" su "un'operazione politica più ambiziosa che e quella dell'unità dei moderati e dei riformisti ponendo il problema anche all'Udc". Diversa la posizione del ministro Gianfranco Rotondi, che rinvia il ricongiungimento tra 'moderati' a un futuro non immediato: "Sarebbe meglio con un nuovo passaggio elettorale e la stessa Lega, vedrete, non sarà contraria".
Posizioni che lasciano inalterata la linea centrista. "Non ci interessano poltrone e accordi di potere - dice il portavoce Antonio De Poli - L'Udc fa opposizione responsabile da quando è in Parlamento, votando solo le leggi che interessano gli italiani. Questa è la nostra politica, il resto sono chiacchiere".
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... -10667794/Fini ci sta riuscendo..... sarà un altro a far cadere il B.