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 Oggetto del messaggio: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della sinist
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 1:08 pm 
Schiavo
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Perché lascio la direzione del Riformista
di Antonio Polito


Lascio da oggi la direzione del Riformista, il gionale che ho fondato insieme con Claudio Velardi nel 2002. Lascio per favorire, e possibilmente per accelerare, un cambiamento nella compagine editoriale che è ormai divenuto indispensabile per garantire un futuro alla testata. Negli ultimi due anni, infatti, la presidenza del Consiglio ha sospeso al nostro giornale il versamento dei contributi previsti dalla legge, che avrebbero dovuto coprire più della metà delle nostre spese. La contestazione, sfociata poi anche in un'indagine dell'autoritâ per le comunicazioni, riguarda la proprietà della testata, che appartiene alla famiglia Angelucci, e il fatto che essa possiede anche la testata di Libero, giornale parimenti percettore di contributi.

Gli avvocati della cooperativa che edita il Riformista hanno molto bene argomentato in una memoria difensiva che l'editore è soggetto completamente diverso dal proprietario della testata, e che il Riformista è un giornale completamente diverso di Libero, e che dunque non si vede perché ci vengano negati gli stessi contributi che in questi due anni hanno percepito quotidiani analoghi al nostro come Il Foglio, l'Unità, il manifesto. Siamo in attesa della sentenza di appello dell'Agcom, che dovrebbe arrivare entro la metà di febbraio.

Qualsiasi essa sarà, il danno è pero già stato arrecato. Senza contributi, bisogna fare debiti. Più forti sono i debiti, meno libera da condizionamenti è l'autonomia di un giomale. Piu aumentano i rischi per l'indipendenza della testata e più il direttore deve difenderla anche a costo del suo posto di lavoro. I giornali come il Riformista non possono fare a meno dei contributi pubblici. Per questo la soluzione migliore per il futuro del giornale è oggi un cambiamento nell`assetto editoriale che lo metta al riparo dalla contestazione mossagli, perquanto infondata speriamo venga riconosciuta. Ci sono trattative in corso affinché la proprietà venga direttamente assunta dal soggetto politico titolare del contributo, e cioè il movimento delle Ragioni del Socialismo di Emanuele Macaluso. Sarebbe un modo davvero indiscutibile per ripristinare il diritto ai contributi, la cui sospensione ci ha strozzati. Mi è stato chiesto di fare spazio a questo disegno, e io ho accettato.

Naturalmente ci sarebbe stato un altro modo per rendersi più indipendenti dalle erogazioni di Palazzo Chigi, dalla volontà dell'editore o dal rubinetto delle banche, e questo modo era trarre più risorse dai ricavi di vendite e pubblicità. Ci abbiamo provato, a perseguire questa strada di mercato, negli ultimi due anni. A questo era finalizzato il progetto di espansione del nostro giornale, che puntava a fargli superare la soglia critica delle dimensioni che avrebbero potuto aprirgli la strada di nuovi introiti. Bisogna riconoscere che questo nostro tentativo non ha avuto successo.

Come sempre in un'azienda, la prima responsabilita e di colui che ha concepito con l'editore il progetto e poi l'ha realizzato: il direttore. A quella responsabilità vanno aggiunte le avverse condizioni di mercato: siamo partiti alla vigilia della più profonda crisi di vendita dei giornali italiani dal dopoguerra ad oggi, da molti interpretata addirittura come l'ultimo giro di walzer per la carta stampata, e che ha prodotto stati di crisi e tagli di personale nei più grandi e robusti giornali italiani. D'altro canto questa crisi ha colpito in primo luogo il giornalismo come noi lo intendiamo, e cioè quello meno parziale e propagndistico, quello più riflessivo e autocritieo, fatto per scuotere ogni mattina le convinzioni del lettore, piuttosto che per confermarlo nei suoi pregiudizi. Rispetto a quando nascemmo, nel 2002, anche questo è cambiato: i modelli di maggior successo popolare sono oggi agli antipodi di tutto ciò che riteniamo sano, utile e corretto nel giomalismo. Francamente, neanche l'insuccesso poteva spingerci a imitare quei modelli.

Ma c'è una lezione più profonda che io traggo dalla nostra vicenda di questi anni, e penso che vi dovrà riflettere chi farà questo giornale in futuro. Ciò che è infatti successo negli ultimi anni è la scomparsa di quella terra di mezzo della politica, della cultura, del dibattito pubblico nazionale, in cui soltanto possono maturare le idee e le convergenze per le riforme necessarie a cambiare questo nostro paese vecchio, stanco e malato. E questo, per un giornale che si chiama Riformista, è un problema molto, molto serio.

È per?no ovvio individuare, come fanno molti, la causa di questa morte virtuale del riformismo nella incapacità della sinistra di rinnovarsi e di trovare un leader all'altezza del compito. Questo giornale nacque anche per impedire che i massimalisti alla Cofferati si impadronissero della sinistra italiana, e ci riuscimmo. Ma non riuscimmo ad affermare una leadership autenticamente riformista. Tutto ciò è vero, ma è anche una spiegazione troppo facile. Se quella leadership non è mai nata, o appena nata si è sempre incartata, ci deve essere un motivo ambientale che tiene costantemente il il riformismo italiano sotto il ricatto vincente del giustizialismo e del radicalismo.

Questa causa ambientale è Berlusconi. Ciò cui abbiamo assistito in questi due anni, e a cui attribuisco la responsabilità principale della scomparsa di quella terra di mezzo nella quale i riformisti dovrebbero parlarsi, è stato il tramonto definitivo di ogni speranza che la s?da al cambiamento venisse dal centrodestra italiano e dalla sua rivoluzione liberale. Il nostro schema, lo schema del Riformista, è stato fin dall'inizio il seguente: la destra rivolterà la vecchia Italia come un calzino, con le sue riforme liberali, e sarà un'operarazione dolorosa. La sinistra si troverà dunque a governare un giorno un'Italia più moderna, alla cui modernità dovrà adeguarsi per non perderne i bene?ci, se vorrà renderla più equa socialmente.

Tante cose sono cambiate nel mondo in questo decennio, e molti schemi interpretativi anche nostri non sono più validi. Però niente di tutto ciò che è cambiato giustitica il fallimento liberale e riformista dal centrodestra. E senza quello stimolo, diventa francamente impossibile fare la lezione al centrosinistra. Le mancate riForme di Berlusconi sono il più formidabile alibi fornito alla sinistra per abbandonare a sua volta la via delle riforme. Quando una parola diventa vana, nessuno crede più al suo signiticato. A questa demolizione semantica la congiuntura politica italiana ha sottoposto un giornale che si chiama il Riformista. Prima abbiamo riportato quell'aggettivo nel lessico della politica italiana. E poi, quando tutti se ne fregiavano tron?, lo abbiamo visto fare a pezzi nella pratica di una politica che di riforme non parla nemmeno più.

Per questo, quando in questi anni ho ricevuto suggerimenti più o meno autorevoli ad essere più comprensivo con Berlusconi, a non occuparci di Noemi e di Patrizia e di Ruby ma di politica, ho sempre finito per rispondere ai miei suggeritori: scusa, ma quale politica? L'altro giorno Franco Bechis ha fatto su Libero un impietoso calcolo numerico del nulla prodotto dal governo negli ultimi due anni. E ieri Galli della Loggia sul Corriere ha descritto con mirabile precisione l'incantesimo nel quale berlusconismo e antiberlusconismo, le uniche due tribù rimase sul campo di battaglia, hanno precipitato la politica italiana e, di conseguenza, l'Italia.

In questi anni mi è risultato sempre più evidente che Berlusconi non era il prezzo, più o meno alto a seconda dei gusti, da pagare alla soluzione del problema italiano; ma era egli stesso il problema italiano, che paradossalmente infettava i suoi oppositori dei suoi stessi difetti, costruendo così la sua strategia darwinianoa di resistenza e di sopravvivenza del più adatto a vincere. Perché nell'Italia di oggi, nell'Italia che lui ha contribuito più di chiunque altro a modellare, lui è ancora il più adatto a vincere. Ed è questo che oggi mi divide anche da tanti amici che condivisero con me l'avventura del primo Riformista: ho smesso di sperare in Berlusconi per dare una scrollata alla sinistra italiana.

Ci sarà dunque da ripensare molte cose per chi verrà dopo. E però prima o poi il tappo salterà, e la politica ricomincerà, e si schiuderà un po' alla volta quella terra di mezzo in cui il Riformista sa pascolare così bene. Ci vorranno persone capaci, irriverenti e indipendenti come nella tradizione di questo giornale, per cogliere quella nuova opportunità. Colleghi come Stefano Cappellini, che assumerà dal 1° gennaio la direzione del giornale, che fu tra i giovanissimi fondatori, al quale vanno la mia fiducia e il mio augurio; e poi, dopo di lui, al direttore che una nuova proprietà sceglierà.?
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 1:12 pm 
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...quello che per le comunali non sostenne la Bonino perché amico degli Angelucci, il dalemiano di ferro.

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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 1:16 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
...quello che per le comunali non sostenne la Bonino perché amico degli Angelucci, il dalemiano di ferro.

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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 1:32 pm 
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
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Lasciare anche per colpa sua stessa no eh?
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:06 pm 
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mente sapendo di mentire: il manifesto *non* percepisce finanziamenti pubblici perchè *non* è un giornale di partito, ma una cooperativa dei giornalisti che ci lavorano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_manifesto

infatti è successo che per far quadrare i conti facessero numeri speciali di autofinanziamento a 50 €. all'epoca del numero da 50000 lire, Montanelli ne acquistò 10 copie :biggrin:
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http://www.youtube.com/watch?v=kZFr72rqlXM&feature=related <-- Polenta Violenta !
http://www.youtube.com/watch?v=0ITNhNXTmmU&feature=related <-- semo i teroni del nord !
http://www.hwupgrade.org/forum/viewtopic.php?f=46&t=23195 <-- Repetita Iuvant !
http://www.youtube.com/watch?v=4uh6J0UsaPM&NR=1 <-- ti vogliamo così !
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:10 pm 
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Peraltro... vogliamo scordare di chi era il Riformista ?

http://www.repubblica.it/2006/06/sezion ... lucci.html

...gli stessi che hanno Libero. Quelli che non potevano sopportare la Bonino perché aveva annunciato "una volta il regione farò chiarezza sulle cliniche e sulla sanità in Lazio".
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:19 pm 
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Che poi perché non citare iFQ che in tempo di crisi non piglia manco un centesimo di finanziamenti
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:36 pm 
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Ja]{|e ? ha scritto:
Che poi perché non citare iFQ che in tempo di crisi non piglia manco un centesimo di finanziamenti

Perché IFQ viene letto, il riformista farebbe cascare le palle a chiunque.
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 3:52 pm 
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ConteZero ? ha scritto:
Ja]{|e ? ha scritto:
Che poi perché non citare iFQ che in tempo di crisi non piglia manco un centesimo di finanziamenti

Perché IFQ viene letto, il riformista farebbe cascare le palle a chiunque.
Era una domanda retorica :ncasd:
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MessaggioInviato: ven dic 31, 2010 4:10 pm 
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Ja]{|e ? ha scritto:
ConteZero ? ha scritto:
Perché IFQ viene letto, il riformista farebbe cascare le palle a chiunque.
Era una domanda retorica :ncasd:


Esplicita sempre... c'è gente che non concepisce l'idea di un tizio che critichi un giornale "della sua parte politica".
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: sab gen 01, 2011 8:04 pm 
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entanglement ? ha scritto:
mente sapendo di mentire: il manifesto *non* percepisce finanziamenti pubblici perchè *non* è un giornale di partito, ma una cooperativa dei giornalisti che ci lavorano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_manifesto

infatti è successo che per far quadrare i conti facessero numeri speciali di autofinanziamento a 50 €. all'epoca del numero da 50000 lire, Montanelli ne acquistò 10 copie :biggrin:

Mi dispiace, ma devo contraddirti.

Il manifesto prende contributi pubblici, ed infatti è in prima linea perché non li taglino.
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Se abbandono una discussione senza rispondervi avvertitemi! - Trattative concluse: 1, 2, 3, 3, 4 :mano: >|< «Senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica. La libertà riservata ai partigiani del governo non è libertà. La libertà è sempre e soltanto di chi la pensa diversamente». Rosa Luxemburg
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Chairon ? ha scritto:
entanglement ? ha scritto:
mente sapendo di mentire: il manifesto *non* percepisce finanziamenti pubblici perchè *non* è un giornale di partito, ma una cooperativa dei giornalisti che ci lavorano.

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_manifesto

infatti è successo che per far quadrare i conti facessero numeri speciali di autofinanziamento a 50 €. all'epoca del numero da 50000 lire, Montanelli ne acquistò 10 copie :biggrin:

Mi dispiace, ma devo contraddirti.

Il manifesto prende contributi pubblici, ed infatti è in prima linea perché non li taglino.

no dai

e allora che le fanno a fare le edizioni straordinarie di autofinanziamento ? io sapevo che era una cooperativa i cui soci sono i giornalisti
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http://www.youtube.com/watch?v=0ITNhNXTmmU&feature=related <-- semo i teroni del nord !
http://www.hwupgrade.org/forum/viewtopic.php?f=46&t=23195 <-- Repetita Iuvant !
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MessaggioInviato: sab gen 01, 2011 8:21 pm 
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entanglement ? ha scritto:
no dai

e allora che le fanno a fare le edizioni straordinarie di autofinanziamento ? io sapevo che era una cooperativa i cui soci sono i giornalisti

Sí, è una cooperativa i cui soci sono i giornalisti. Lo stipendio è anche eguale per tutti i soci, a quanto so (nel 2006 era 1300 euro).

Però prendono contributi pubblici, ed i numeri di autofinanziamento sono fatti proprio perché stanno tagliando i contributi pubblici e le vendite sono in calo.

Secondo me le vendite sono in calo anche perché la qualità del giornale sta peggiorando, ma un'analoga flessione colpisce anche molti altri giornali: basti guardare la diffusione di Corriere e Repubblica (su wikipedia si trovano i dati).
Considerando che se non ricordo male hanno una ottantina di dipendenti, solo per pagare gli stipendi serve qualche milione (considerando tasse, contributi, etc.). Per risolvere questo problema stanno usando i prepensionamenti ove possibile, fanno a turno per la cassa integrazione, etc., stanno dilazionando gli stipendi, ma i costi rimangono troppo alti.

Per fare una proporzione, Il fatto di dipendenti fissi ne ha 12.
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MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 1:54 pm 
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se lascia anche il giornalismo siamo apposto :pcosodance:
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 2:29 pm 
Schiavo
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Cita:
Ecco perché del “Riformista” c’è bisogno
di Stefano Cappellini


Siamo vivi. Siamo giovani. E abbiamo idee, talento e voglia per fare un Riformista all’altezza della sua tradizione. Consentitemi di partire da questa rivendicazione collettiva, nel giorno in cui assumo la direzione del Riformista per il tempo che sarà necessario a traghettarlo verso la definizione di una nuova compagine editoriale. Ho letto troppi necrologi di questo giornale e sentito intonare de profundis, qualcuno da improbabili ugole, per non avere urgenza di ricordarlo.
Voglio subito ringraziare il fondatore e direttore uscente Antonio Polito, senza il quale non saremmo qui a chiederci dove eravamo rimasti, e quanti si sono fatti vivi in questi giorni con noi per testimoniare affetto, partecipazione e condivisione: il nostro primo obiettivo è non deludere nessuno di loro. Non vi tedierò oltre con i nostri guai finanziari, dai quali pure dipende in parte il nostro destino. Possiamo avere difficoltà a campare. Ma non siamo fatti per tirare a campare.
Molto è cambiato da quando il Riformista è andato per la prima volta in edicola - era l’ottobre 2002 - e la gran parte di questi cambiamenti (involuzioni e regressioni, perlopiù) è stata fotografata da Polito nel suo editoriale di congedo. Non c’è nulla di interessante da aggiungere alla sua analisi sul perché Berlusconi sia diventato il principale ostacolo rispetto al tentativo di trascinare il paese fuori dall’attuale immobilismo: colui che si presentava come l’innovatore per eccellenza - non senza credenziali - è oggi il vero grande custode dello status quo. In sedici anni non ha riformato nulla di ciò che prometteva: il fisco, la pubblica amministrazione, le istituzioni, la giustizia. Nulla. A chi vuol spingersi a sostenere che la riforma Brunetta o la riforma Gelmini sono svolte epocali, consiglieremmo di sbilanciarsi sulla questione il primo aprile, anziché il primo gennaio.
A ltro invece si può dire su chi, per mandato, avrebbe da tempo dovuto offrire un’alternativa allo stato di cose esistente. Perché gli sfasci del berlusconismo non possono eclissare quelli dell’opposizione. E, del resto, vanno di pari passo da lungo tempo. Perché, a differenza di Polito, non ho mai creduto alla funzione maieutica del Cavaliere sulla sinistra. Anzi, credo esattamente al contrario. Berlusconi non è un virus che poteva trasformarsi in vaccino. È un virus che ha scatenato un’epidemia. Gli è riuscito di plasmarsi giorno dopo giorno un avversario sempre più contagiato dai propri vizi, come testimoniano - solo per stare agli ultimi tempi - le fiammate di plebiscitarismo veltroniano, di cesarismo vendoliano, di populismo dipietrista. Non suoni come un’attenuante, o come un modo di scaricare sul presidente del Consiglio persino le colpe dei suoi avversari: è casomai il segno di una doppia sconfitta e di una doppia responsabilità di chi in questi anni avrebbe dovuto e potuto fronteggiarlo. Il ventennio berlusconiano ha sempre favorito il ristagno, quando non la proliferazione, dei peggiori tic della sinistra e ne ha accelerato una penosa mutazione antropologica, che il Riformista non ha mai smesso di contrastare e continuerà a contrastare in futuro.
La questione giudiziaria - continuamente foraggiata dall’agenda del Cavaliere - è il terreno sul quale questa mutazione ha raggiunto il punto di non ritorno. Oggi un tribuno destrorso come Antonio Di Pietro appare a una parte rilevante dell’elettorato d’opposizione una soluzione di voto attraente. L’acclamato Luigi De Magistris può sostenere senza nemmeno pagare il pegno del ridicolo che i suoi idoli di gioventù erano Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante. Marco Travaglio è di gran lunga l’opinionista più credibile agli occhi delle nuove generazioni anti-governative (e può impancarsi quotidianamente a maestro di giornalismo, salvo intervistare da posizione supina l’amico Di Pietro in difficoltà dopo l’ennesima transumanza dall’Italia dei valori al centrodestra). Gioacchino Genchi - un esperto di dossieraggio estremo che non avrebbe sfigurato sulla copertina di un vecchio numero dell’Espresso scalfariano - può diventare una star della pubblicistica progressista. Decine di migliaia di ragazzi e ragazze credono che garantismo sia sinonimo di innocentismo o, peggio, di insabbiamento. Se tutto questo è realtà - e lo è purtroppo - evidentemente il danno ormai è fatto. Perché quando un terzo dell’elettorato di centrosinistra approda a questi lidi, è difficile raccontarsi di poter costruire su queste premesse una coalizione di governo degna di questo nome.
Di Pietro e i suoi sodali si sentono accusare spesso di essere «la polizza vita» di Berlusconi. Ma è vero pure il reciproco. Berlusconi è la polizza dei Di Pietro. La loro è una politica a tariffa you and me: Silvio e Tonino, Grillo e Gasparri, Ghedini e Barbato, e via accoppiando. Negli anni questa compagnia ha progressivamente imposto la lotta con la clava a tutto il resto della compagnia. E, naturalmente, la colpa è in primo luogo di chi, nella politica come nel giornalismo, se l’è fatta imporre, senza mai trovare la formula giusta per non farsi stritolare da questa tenaglia e cercando quasi sempre di sfuggire con espedienti di giornata.
In questo senso la vicenda Mirafiori è esemplare. Il dramma di un partito con le dimensioni e le ambizioni del Partito democratico non è la presenza di posizioni diverse al proprio interno. Questo è fisiologico. Il dramma è scegliere di non scegliere. E sparire. Stretto tra il giubilo di un governo accondiscendente con la Fiat e gli strepiti anti-Marchionne, il Partito democratico ha creduto di poter mascherare le proprie divisioni interne posizionandosi su una arzigogolata mediana (bene l’investimento, male la parte sui diritti), dove gli aggettivi «accettabile» e «inaccettabile» ricorrono con pari frequenza e spesso sulle medesime bocche. Risultato: metà dell’opinione pubblica non ha capito bene quale sia la linea del Pd, l’altra metà ha capito che una linea non c’è. A contendersi la scena sono restano così solo i professionisti della più rozza propaganda: ministri che parlano della Fiom come delle Brigate rosse, Vendola che a Marchionne dà di schiavista, Di Pietro che gli dà di fascista. Se il Partito democratico ritiene che l’accordo lede «i diritti della democrazia» - come hanno sostenuto, non a torto, numerosi e autorevoli suoi esponenti - avrebbe dovuto dire no, senza per questo mischiarsi alle brutali campagne dei “clavisti”. Questa è la terra di mezzo possibile, non il «ma anche», il balbettio, lo zig zag. Perché quando si deplora la lotta con la clava, non è per suggerire compromessi al ribasso e indecisionismo.
La politica è e sarà sempre conflitto. Ma, per aspro che sia, conflitto d’idee. Questo giornale non ha mai avuto paura delle idee. Di ospitarle, esplorarle, contaminarle, smontarle e ricostruirle. Vogliamo rimanere sempre una tribuna aperta, mai schiacciati né su una fazione né su un partito, tantomeno sui luoghi comuni. Per questo non ci fanno paura neanche le notizie - che sempre più, a destra e a manca, si addomesticano a seconda dei propri interessi di consorteria - avendo peraltro una squadra di giornalisti che sa come trovarle e come usarle. Continuate a seguirci. Del Riformista ci sarà bisogno.
Sembra scritto da Polito, imho non cambierà niente....
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 6:16 pm 
Schiavo
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traduzione per i non udenti
"Non lo dico perchè non riusciamo a vendere questo giornale, cmq questo giornale è di D'alema, quindi Berlusconi fa schifo ma gli altri sono peggio, compreso il PD ma soprattutto Di Pietro e i suoi amici. Comunque speriamo presto di trovare un nuovo padrone" :patpat: :patpat: :patpat:
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
forse chissà, forse potrei cambiare...
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 7:16 pm 
Schiavo
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eroggeno ? ha scritto:
traduzione per i non udenti
"Non lo dico perchè non riusciamo a vendere questo giornale, cmq questo giornale è di D'alema, quindi Berlusconi fa schifo ma gli altri sono peggio, compreso il PD ma soprattutto Di Pietro e i suoi amici. Comunque speriamo presto di trovare un nuovo padrone" :patpat: :patpat: :patpat:
Ti sei dimenticato bau! bau!
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 8:37 pm 
Schiavo
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Chairon ? ha scritto:
entanglement ? ha scritto:
no dai

e allora che le fanno a fare le edizioni straordinarie di autofinanziamento ? io sapevo che era una cooperativa i cui soci sono i giornalisti

Sí, è una cooperativa i cui soci sono i giornalisti. Lo stipendio è anche eguale per tutti i soci, a quanto so (nel 2006 era 1300 euro).

Però prendono contributi pubblici, ed i numeri di autofinanziamento sono fatti proprio perché stanno tagliando i contributi pubblici e le vendite sono in calo.

Secondo me le vendite sono in calo anche perché la qualità del giornale sta peggiorando, ma un'analoga flessione colpisce anche molti altri giornali: basti guardare la diffusione di Corriere e Repubblica (su wikipedia si trovano i dati).
Considerando che se non ricordo male hanno una ottantina di dipendenti, solo per pagare gli stipendi serve qualche milione (considerando tasse, contributi, etc.). Per risolvere questo problema stanno usando i prepensionamenti ove possibile, fanno a turno per la cassa integrazione, etc., stanno dilazionando gli stipendi, ma i costi rimangono troppo alti.

Per fare una proporzione, Il fatto di dipendenti fissi ne ha 12.


come 12 ?

12 persone non bastano a fare un giornale. gli altri sono tutti cococo mi stai dicendo ?
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http://www.youtube.com/watch?v=kZFr72rqlXM&feature=related <-- Polenta Violenta !
http://www.youtube.com/watch?v=0ITNhNXTmmU&feature=related <-- semo i teroni del nord !
http://www.hwupgrade.org/forum/viewtopic.php?f=46&t=23195 <-- Repetita Iuvant !
http://www.youtube.com/watch?v=4uh6J0UsaPM&NR=1 <-- ti vogliamo così !
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: dom gen 02, 2011 9:06 pm 
Schiavo
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Che io sappia i dipendenti fissi sono dodici.

Poi ci sono i collaboratori, che immagino prenderanno un compenso in base al numero di articoli, ma che non prendono uno stipendio fisso.


Poi magari ho capito male, ma mi risulta che sia cosí.
Del resto le firme famose che scrivono sul Fatto non campano per gli articoli che vi scrivono sopra...
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 Oggetto del messaggio: Re: Antonio Polito lascia il Riformista per colpa di Berlusconi, di Cofferati, della crisi, della si
MessaggioInviato: lun gen 03, 2011 3:47 am 
Schiavo
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"eravamo a 12, adesso siamo a 30"

http://www.beppegrillo.it/2010/11/passa ... .html#*p4*

(sono malata per Marco Immagine, lo so)
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