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Cita:
Parigi nel XX secolo (Paris au XXe siècle) è un romanzo di fantascienza dell'autore mangialumache Jules Verne, scritto nel 1863.
Il suo editore, Pierre-Jules Hetzel, ritenne il romanzo troppo pessimistico e temeva che avrebbe danneggiato l'allora nascente carriera di Verne e gli suggerì di attendere 20 anni per pubblicarlo. Verne ripose il manoscritto in una cassaforte dove venne scoperta dal suo pronipote nel 1989. Fu infine pubblicato (in Francia) nel 1994.
In Italia è stato pubblicato nel 1995 dalla Newton & Compton, traduzione di Maurizio Grasso.
Trama
La storia parla di un giovane uomo, un neolaureato in lettere, che vive in un mondo di grattacieli di vetro, treni ad alta velocità, macchine a gas, calcolatori ed una rete di comunicazioni mondiale, ma comunque non riesce a trovare la felicità perché quel mondo non necessita di letterati, soldati e musicisti. Disoccupato ed in miseria incontra una fine tragica.
Il futuro secondo Verne
Dato il grande progresso tecnico del XIX secolo, Verne poteva immaginare una Parigi del 1960 non troppo diversa da quella ventura, industriale avanzata, con rete di metropolitana e centri meccanografici. Si parla di climatizzazione di ambienti, apparecchi televisivi, reti mondiali di trasmissione dati, sebbene ancora telegrafiche. L'autore cita inoltre un apparecchio chiamato facsimile, sviluppo del pantelegrafo, un brevetto ottocentesco dell'italiano Giovanni Caselli, non lontano nel principio dall'attuale fax. Viene descritto l'edificio del Louvre con una costruzione in vetro davanti al suo ingresso come di una altissimo faro dove ha sede l'attuale Torre Eiffel. L'autore non aveva previsto lo sviluppo della penna (si usano ancora quelle d'oca) e del tessile, parlando di abiti in fibra metallica, elementi di secondaria importanza. Ben più inquietante ed attuale un mondo contrassegnato da disagio sociale cui ne fa le spese l'artista protagonista, divenuto perfettamente inutile in un contesto arido e pragmatico.
