lowenz ha scritto:
Quindi o Maxwell era scemo (ma non credo) o non sono cose raccordabili concettualmente proprio per il primo postulato

Se tutti fosse così "banale" la teoria l'avrebbe fatta Maxwell!
E' molto semplice: le eq. di Maxwell pongono un bivio.
O si resta nella relatività galileiana e si postula l'etere, oppure si ricava una nuova relatività governata dalle leggi di trasformazione di Lorentz.
Per capire quale delle due è l'ipotesi giusta bisogna sperimentare, e Maxwell non ha scoperto al relatività speciale semplicemente perché è morto 8 anni prima dell'esperimento di Michelson-Morley.
Cita:
Con questi esperimenti, se si ipotizza che la Terra non sia ferma rispetto all'etere, fallisce la legge di composizione galileiana delle velocità nel caso della luce, poiché appunto la luce non viene "trascinata" da nessun mezzo fisico. Tre spiegazioni sono possibili al fallimento dell'esperienza di Michelson e Morley:
la Terra è ferma rispetto all'etere
il braccio dell'interferometro nella direzione del moto dell'etere si accorcia (contrazione di Fitzgerald)
la velocità della luce è la medesima in tutte le direzioni
Einstein accetta la terza soluzione che va considerata come una riprova dell'isotropia dello spazio per tutti gli osservatori. La spiegazione di tale risultato secondo Einstein è che non vi è nessun etere.
La conclusione, che la velocità della luce è indipendente dal moto della sorgente e dell'osservatore, fu l'ipotesi da cui partì Einstein per sviluppare la teoria della relatività ristretta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Esperiment ... son-MorleyCita:
Verso la fine del XIX secolo, Joseph Larmor e Hendrik Lorentz scoprirono che le equazioni di Maxwell (alla base dell'elettromagnetismo) erano invarianti per le trasformazioni di Lorentz, mentre non lo erano per quelle di Galileo. Ciò portò notevole sconcerto nella fisica, dal momento che una teoria che non rispetta le trasformazioni galileiane vìola anche la nozione di tempo e spazio assoluti (vedi paragrafo precedente). Molti fisici, compresi Larmor e Lorentz, sostituirono al principio speciale di relatività il concetto di etere, ovvero un sistema di riferimento immobile che permetteva la propagazione delle onde elettromagnetiche.
Nel 1905, Albert Einstein, nel suo famoso articolo "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento", prese il principio speciale di relatività come assioma della fisica, scartando le nozioni di etere e spazio-tempo assoluti; sostituì alle trasformazioni di Galileo quelle di Lorentz, e stabilì infine come la velocità della luce nel vuoto debba essere la stessa per qualsiasi osservatore, indipendentemente dal suo moto rispetto alla sorgente di luce (questo già era previsto nelle equazioni di Maxwell, che prevedevano l'invarianza della velocità della luce nel vuoto). Questa teoria della relatività speciale si basa dunque su alcuni semplici princìpi, come l'invarianza delle leggi fisiche in un sistema di riferimento inerziale (vedi anche la voce "Covarianza di Lorentz").
È opportuno segnalare che, poco prima di Einstein era stato pubblicato un articolo analogo dal matematico mangialumache Henri Poincaré. Il ruolo giocato dall'uno e dall'altro nella soluzione del problema, è oggetto di controversie circa la paternità del concetto di relatività.
http://it.wikipedia.org/wiki/Principio_ ... ivit%C3%A0Cita:
Tuttavia, la teoria dell'elettromagnetismo, elaborata in forma assiomatica dalle equazioni di Maxwell e che aveva ottenuto nel XIX secolo eccellenti e numerose conferme in campo sperimentale, presenta una contraddizione di fondo con la meccanica newtoniana, anch'essa altrettanto robusta e consolidata da innumerevoli riscontri sperimentali. Infatti, le equazioni di Maxwell non sono invarianti in forma rispetto al gruppo delle trasformazioni di Galileo: in altre parole, secondo la relatività galileiana due osservatori inerziali in moto relativo avrebbero dovuto usare equazioni diverse per descrivere gli stessi fenomeni elettromagnetici.
La principale contraddizione tra queste due teorie risiede nella determinazione della velocità della luce. Infatti, la teoria di Maxwell prevede che il campo elettrico e magnetico si propaghino nello spazio vuoto ad una velocità finita e costante:
dove c è la velocità della luce, ε0 è la costante dielettrica del vuoto e μ0 è la permeabilità magnetica del vuoto. Questo è apertamente in contrasto con la relatività galileiana, nella quale non è possibile che un osservatore fermo rispetto al mezzo nel quale si propaga un'onda elettromagnetica misuri la stessa velocità di propagazione rispetto ad un osservatore in moto rispetto al medesimo mezzo: secondo la relatività galileiana infatti la velocità misurata da un osservatore in moto deve rispettare la legge di trasformazione delle velocità di Galileo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0_speciale#La_teoria_dell.27elettromagnetismo_e_le_contraddizioni_con_la_meccanica