Ah, formigli fa scendere il latte alle ginocchia.
banalità, populismo, tentativi mal riusciti di atteggiarsi a Santoro della situazione ("allora le regole della casa qui sono queste, prima si risponde alla domanda ecc."), ecc.
Ilaria D'amico @exit >> Formigli @piazzalercia
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Cita:
Piazza pulita, il nuovo talk show condotto da Corrado Formigli su La7, è andato bene: ha fatto buoni ascolti (share al 7,5) e probabilmente li rifarà. Un programma di approfondimento in più è meglio di uno in meno, quindi evviva: dopodiché, terminata la fellatio, è lecito chiedersi se ci si potesse aspettare qualcosa di diverso. La risposta è no.
Chi se lo aspettava non conosce Formigli: che è un bravo ragazzo - di quelli che per metà ci crede e per metà se la racconta, come il suo ospite Peter Gomez - e che peraltro si trovava in una posizione anche difficile, essendo incombente su di lui il fantasma di Michele Santoro. Non conosce Formigli, tuttavia, chi ignora che di un certo santorismo lui è sempre stato l’interprete più puro, anche più del mitico Sandro Ruotolo: le grida, gli applausi, il «Michele!» sovreccitato, le piazze pungolate, gli inviati maltrattati, il semplicismo studentesco, il vittimismo parentale, lo Stato che ci ha lasciati soli, il poveraccismo da cassa integrazione, gli eroi e i corrotti, il Nord e il Sud, il Rosso e il Nero, Annozero, Piazzapulita. Questo era e resta Formigli, questo faceva e questo farà. Il che non impedisce di chiedersi come possa scrollarsi il fardello di Annozero dopo aver riproposto una copia di Annozero: un Santoro senza Santoro, cioè Santoro nel meglio e, purtroppo, Formigli nel peggio.
Vogliamo riassumere? Allora: l’ha chiamata Piazzapulita (scritto attaccato come Annozero) e ha esordito dicendo che «adesso Piazzapulita può cominciare», cioè facendo il verso a Michele; c’era la copertina, la musica da fiction drammatica, la santorina (formiglina?) sufficientemente seriosa e casualmente caruccia, i primi piani, le intercettazioni inscenate a fumetti coi doppiatori, l’inviato che era una caricatura dell’inviato rompicoglioni di Santoro, e poi, naturalmente, il collegamento con un paio di piazze preriscaldate a dovere. Mancava Travaglio (che peccato) e sin qui l’hardware, mentre il software era perfettamente conseguente: iniezioni di Beppe Grillo, steroide degli ascolti; collegamento dalla Val di Susa, con espediente straccionesco di lasciare aperto il microfono della piazza mente parlava Roberto Castelli; interviste cerca-guai alla ricerca dell’incidente con Brunetta e La Russa; cinque ospiti studiati e stra-collaudati, infine, che avremmo potuto vedere in qualsiasi altro talkshow, tanto che ha fatto bene Formigli a far scrivere Piazzapulita in perenne sovrimpressione. E sin qui era Santoro. E Formigli? Formigli era in tutto ciò che funzionava meno, e spiace dirlo. La paraculata iniziale di buttar lì che «abbiamo continuato a cambiare la scaletta sino all’ultimo» (come a dire: nessuno ce l’ha vidimata) poteva risparmiarsela; l’ansia di mostrarsi cazzuto e di non permettere comizi, poi, si è tradotta in interruzioni continue, col risultato di sembrare apertamente schierato anche perché notoriamente lo è.
I ritmi di conduzione erano un po’ discontinui (questione di mero rodaggio) e abbastanza comica è parsa l’intimazione che gli ospiti rispondessero effettivamente alle domande: l’hanno fatto poco, e simbolo ne è stato Roberto Castelli, che dopo la prima parte dell’intervista a Flavio Carboni ha glissato così: «Guardi, a me di Carboni che ha venduto la villa a Berlusconi non me ne frega niente, m’interessa rispondere a quello che aveva detto Renzi». Prego. Due parole leggere, infine, per l’inviato-kamikaze Antonino Monteleone, l’intervistatore da citofono: una specie di Frankestein di nuova generazione che incrocia le invadenze dei santorini e delle Iene e di Striscia la notizia, un fenomeno di importunismo e vittimismo che avrà senz’altro successo nel suo mestiere (quale?) ma ne avrebbe anche di più come percussivo venditore di enciclopedie, uno che va a rompere le scatole la domenica mattina e prima poi assaggerà la tomaia di qualche scarpa: e allora vedrete la tragedia.
Tornando a Formigli, e chiudendo, il suo programma è andato bene e comunque non era facile, quindi in un certo senso ha ragione e basta. Il punto non è sentenziare, con paternalismo, che «il ragazzo si farà»: il ragazzo si è già fatto e qui maestrini non ce ne sono, il suo programma è così, Formigli è così - tra l’altro è un conduttore di lungo corso, come sanno gli utenti Sky - e così resterà. Piazzapulita puo cominciare e Annozero può finire, a quanto pare. La tv è plagio più fantasia, e qui manca la fantasia, ma arriverà.
Filippo Facci
17/09/2011
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