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Il Ministero della giustizia ha ridotto la protezione ai magistrati in prima linea contro la criminalità organizzata a Napoli: la domenica e dopo le 6 di sera devono cavarsela da soli. Tra loro Catello Maresca, che ha appena chiesto pene durissime per il boss Setola e l'ala stragista dei Casalesi. E che ora dice: «Posso soltanto incrociare le dita e rinchiudermi in casa. O cambiare lavoro»
Ad aprile Giuseppe Setola, il killer più spietato del clan dei Casalesi, l'aveva minacciato nell'aula-bunker di Santa Maria Capua Vetere. «Teniamo tutti famiglia: dottore Maresca, voi dovete lasciare stare la famiglia mia!». Catello Maresca, giovane pm anticamorra che insieme al collega Cesare Sicignano sostiene l'accusa nel processo contro l'ala stragista dei Casalesi, non ha fatto una piega. Sa che le minacce dei camorristi fanno parte del mestiere che ha scelto. Sei mesi dopo, a inizio ottobre, ha chiesto ai giudici di condannare il superboss detto 'o Cecato a 30 anni di reclusione, più altre pene durissime per gli altri 34 imputati accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo camorristico, racket, omicidio.
[...] dal 6 ottobre la procura di Napoli non ha più soldi per pagare gli straordinari agli uomini che guidano le auto blindate. Da due settimane i pm della Dda il pomeriggio se tornano a casa dopo l'orario d'ufficio lo fanno a loro rischio e pericolo. Anche la domenica, se volessero uscire, devono farlo senza la protezione.
«Questa storia va avanti da due settimane. Due giorni fa sono uscito dalla procura da solo, ieri la Guardia di Finanza mi ha cortesemente accompagnato a casa, ma senza macchina blindata. Come mi sento? Ammetto che un po' di paura ce l'ho. Incrocio le dita e spero che tutto vada bene. La mia famiglia è in pensiero, ma che vuole... Qualche giorno fa dovevo accompagnare mia moglie in clinica per un accertamento, ma non sono potuto andare. Domenica non sono uscito, e come tutti gli altri colleghi mi sono dovuto chiudere in casa. Ma a lei sembra
possibile? Ma che esempio diamo? Noi diciamo sempre che gli imprenditori non denunciano il crimine organizzato, e promettiamo a chi si espone protezione. Ma oggi chi vede che neppure i funzionari dello Stato che lottano in prima fila contro le mafie sono tutelati, pensano: "Figurati gli altri"».
Ci sono 16, 17 magistrati della Dda nella stessa situazione di Maresca: solo in due - le loro scorte dipendendo direttamente dalla Guardia di finanza e dalla Polizia - si sono salvati dai tagli. «Qualcuno pensa davvero che la camorra non ammazzi dopo le 18 o durante i week-end? Qualcuno dice che dovremmo essere contenti, così possiamo lavorare meno. Ma tornare a casa prima delle 18 è una cosa ridicola, la lotta ai Casalesi richiede tempo e impegno».
Il ministro Palma minimizza, sarà perché è più importante mandare gli ispettori in certe procure dato che una certa persona... Ma lasciamo stare, torniamo a noi.
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Il ministro Palma, il realtà, è stato chiarissimo. Qualche giorno fa ha sottolineato che il problema degli straordinari è questione che tocca non solo Napoli, ma molte altre procure. «Non mi pare» ha però replicato «che in altri uffici giudiziari vi sia stata un'analoga protesta. Spero di risolvere il problema, ma anche questo, devo dire la verita', è un qualcosa che appartiene alla magistratura di adesso. All'epoca mia le uniche manifestazioni di questo genere avvenivano in presenza di fatti molto gravi, penso al mese di protesta che venne fatto alla procura di Roma dopo l'assassinio di Mario Amato».
Come dire, prima di protestare i pm dovrebbero aspettare che muoia qualcuno di loro. Maresca è dispiaciuto. «Mi dicono che sarebbe stato attivato un tavolo con il ministero. Non vorremmo che arrivassero a trovare soluzioni quando è già troppo tardi. Nel frattempo, qualcuno di noi ha chiesto addirittura l'autorizzazione a guidare da solo la macchina blindata. Sarebbe meglio di niente».
Fonte:
L'Espresso