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 Oggetto del messaggio: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mar dic 20, 2011 5:25 pm 
Schiavo
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Cita:
L'articolo 18 tra fatti e propaganda
di CARLO CLERICETTI

IL fatto che in una situazione economica drammatica come quella che stiamo vivendo si senta il bisogno di riaccendere lo scontro sociale tentando di nuovo l'affondo contro l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori è quantomeno stupefacente. Conviene ricapitolare di che cosa si sta parlando, perché c'è il rischio, nel tourbillon delle polemiche, di dimenticare l'esatto motivo del contendere.

Chi dice che "in Italia non si può licenziare" mente sapendo di mentire. L'articolo 18 vieta esclusivamente i licenziamenti individuali, cioè di quella particolare persona, "senza giusta causa o giustificato motivo". Qualora ciò avvenga si può ricorrere al giudice del lavoro che, se non riscontra la giusta causa, dispone il reintegro nel posto di lavoro; altrimenti il licenziamento resta valido. Nei ruggenti anni '70 i magistrati tendevano a dar quasi sempre ragione al lavoratore, anche contro l'evidenza dei fatti (colpa comunque non della norma in sé, ma di come era applicata). Ma l'aria è cambiata da un pezzo, tanto nel paese che tra i magistrati, e oggi l'esito di queste cause non è affatto scontato. Quindi, licenziare una persona si può, se ci sono giusta causa o giustificato motivo.

Lo Statuto dei lavoratori si applica soltanto nelle aziende che abbiano più di 15 dipendenti, quindi riguarda circa la metà dei lavoratori dipendenti. E' stato affermato più volte, in passato, che questo costituisce un freno alla crescita dimensionale delle imprese,

che è uno dei problemi della nostra economia. E' semplicemente falso: se così fosse, si dovrebbe riscontrare una discontinuità nel numero delle aziende per classe dimensionale, con un addensamento appena sotto i 15 dipendenti (quelle che "non crescono" per non ricadere nell'applicazione dello Statuto). Invece nessun dato conforta questa affermazione. Quanto ai licenziamenti per motivi economici - cioè perché l'azienda è in difficoltà - si possono fare eccome, come tutti purtroppo hanno potuto constatare specialmente da quando è scoppiata questa ultima crisi.

Uno degli argomenti più singolari in favore dell'abolizione, che l'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato aveva all'epoca ripetuto più volte, è che "se un imprenditore scopre che la moglie lo tradisce con un suo dipendente non ha la possibilità di licenziarlo". Ora, delle due una: o questi casi sono frequenti, e allora forse gli imprenditori dovrebbero fare più attenzione a chi sposano, oppure, come sembra più probabile, qualche caso del genere sarà pure accaduto, ma non si vede perché qualche evento casuale e sporadico dovrebbe essere ritenuto sufficiente per eliminare una norma che garantisce tutti rispetto a una cosa assai più seria, come l'eventuale arbitrio del datore di lavoro.

Ma al di là di queste motivazioni folcloristiche, che però testimoniano la pochezza delle argomentazioni degli "abolizionisti", nessuno ha mai dimostrato perché mai la possibilità del licenziamento individuale andrebbe a favore di chi il lavoro non ce l'ha o subisce la piaga del precariato. Nessuno ha mai spegato perché mai sarebbe questa la via per far aumentare i posti di lavoro.

L'argomento oggi più utilizzato per sostenere l'abolizione è quello del "dualismo" del mercato del lavoro, diviso tra coloro che sarebbero "iperprotetti" e coloro invece che sono privi di tutte o quasi le protezioni. In quest'ultima condizione si trova la maggioranza dei giovani, il che permette di sostenere un'altra tesi insensata, e cioè che le garanzie conquistate dai padri vanno a scapito dei figli.

Si tratta, appunto, di nient'altro che pessima propaganda. A prescindere dal fatto che, come si è ricordato, circa la metà dei dipendenti non è coperta dallo Statuto dei lavoratori (e certo non sono tutti giovani), c'è un motivo molto semplice per la prevalenza tra i giovani delle forme di contratto precarie: la "Legge Treu", ossia il primo pacchetto di norme che ha introdotto varie tipologie di contratti diverse da quello fino ad allora standard, ossia il contratto a tempo indeterminato, è relativamente recente, del 1997. Le tipologie sono state ulteriormente aumentate dalla legge 30 del 2003 (quella impropriamente definita "Legge Biagi": altro colpo propagandistico). Da allora sono state utilizzate prevalentemente queste forme contrattuali, ed è ovvio che vi siano incappati coloro che entravano sul mercato del lavoro, appunto i giovani.

Ma perché questi nuovi contratti (che sono un numero abnorme: ben 46, come ricorda la Cgil) sono così tanto preferiti al vecchio? Il primo e più importante motivo è che costano molto meno. In molti casi non si ha diritto a ferie, e nemmeno alla malattia. Il carico contributivo, che per i contratti a tempo indeterminato è all'aliquota del 33%, per questi contratti all'inizio era addirittura al 10, e poi negli anni è stata progressivamente aumentata ed è arrivata (dal 2010) al 26,72%, comunque ancora meno di quella standard. Ovviamente, essendo tutti contratti a termine, consentono la massima flessibilità nell'uso della forza lavoro senza alcun problema né normativo né economico.

Questi "contratti senza diritti" hanno favorito o no un boom dell'occupazione? Proviamo ad esaminare qualche dato. Tra il '97 e il 2008 (inizio della crisi e massimo storico dell'occupazione) gli occupati sono cresciuti di 3,225 milioni. Ricordiamo che gli "occupati", secondo la definizione Istat (dalle cui serie storiche sono stati estratti questi dati), sono coloro che hanno svolto almeno un'ora di lavoro retribuito nella settimana della rilevazione. Prendiamo un altro periodo di 11 anni, cominciando dal 1970, anno di entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori: tra il '70 e l'81 l'aumento è stato di 1,425 milioni, meno della metà. Naturalmente stiamo valutando questa variazione alla luce di una sola variabile, quella dei cambiamenti contrattuali (e peraltro solo i più rilevanti) senza considerare tutti gli altri aspetti della congiuntura che possono aver pesato. Ma insomma, se si afferma che il problema più serio è l'articolo 18, almeno per avere un'idea è legittimo farlo.

Confrontiamo ora un altro dato, le unità di lavoro. In questa definizione le posizioni lavorative a tempo parziale, principali o secondarie, sono aggregate in modo da formare posizioni a tempo pieno. Quindi si conta, in questo caso, quanti posti di lavoro a tempo pieno ci sono. Dal '97 al 2008 le unità di lavoro sono aumentate di 2 milioni e 268.000. Ma la "tara" di questa cifra è costituita innanzitutto dalla grande ondata di regolarizzazione degli immigrati (circa 700.000); e poi si può supporre che sia stata in questo modo regolarizzata una qualche quantità di lavori che altrimenti sarebbero rimasti in nero: effetto non disprezzabile ma certo non una svolta epocale. Vediamo ora cosa è successo tra il '70 e l'81. Le unità di lavoro sono aumentate di 2 milioni e 110.000: quasi la stessa quantità, e senza regolarizzazioni di immigrati, nonostante l'entrata in vigore del "terribile" articolo 18.

Che cosa se ne può concludere? Che i 46 nuovi tipi di contratti "precari" non hanno generato una creazione di posti di lavoro (quelli li crea la crescita, non le regole contrattuali), ma hanno solo sparpagliato su più persone pezzi di lavoro peggio retribuito ed assistito.

Ma almeno, questo grande aumento della flessibilità nell'uso del lavoro è andato a vantaggio della competitività? Anche in questo caso la risposta è negativa, come tutti sanno. Peraltro, è anche noto che la produttività delle imprese è direttamente correlata alla loro dimensione, ossia sono le più grandi ad essere più produttive. Le più grandi: ossia quelle in cui si applica lo Statuto dei lavoratori con il suo bravo articolo 18. Il che dovrebbe far venire per lo meno qualche dubbio sul fatto che l'uso del fattore lavoro sia l'elemento determinante rispetto a produttività e competitività.

E dunque: è giustissimo proporsi di eliminare il dualismo del mercato del lavoro, ma non è stato finora avanzato un solo motivo valido a sostegno del fatto che ciò debba avvenire riducendo i diritti di quella parte che li ha ottenuti con un lungo e travagliato processo storico. L'unico motivo a cui si può pensare è - non a caso - non detto. Che cioè la libertà di licenziamento possa servire per liberarsi progressivamente dei lavoratori più anziani (quelli stessi a cui si è appena elevata l'età di pensionamento), che hanno il difetto di aver maturato retribuzioni mediamente più elevate, assumendo al loro posto i giovani "a basso costo". Se è così si capirebbe che cosa voglia effettivamente dire che "la protezione dei padri toglie il lavoro ai figli". Ma certo l'impatto psicologico è un po' diverso.

C'è comunque in tutto questo un altro fattore davvero singolare. Non è mai stata la Confindustria - tranne ai tempi del berlusconiano D'Amato - a guidare la crociata contro l'articolo 18. Questo è un tema caro alla cultura di destra, con l'appoggio di alcune personalità che, pur collocandosi nello schieramento di centro-sinistra, di quella cultura hanno evidentemente subito l'egemonia culturale. Anche questo dovrebbe far sorgere qualche dubbio sulla rilevanza per l'economia dell'articolo 18. Si spera che il governo dei tecnici rifletta bene prima di impegnarsi in questa battaglia.


http://www.repubblica.it/economia/2011/12/20/news/l_articolo_18_tra_fatti_e_propaganda_di_carlo_clericetti-26917771/
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mar dic 20, 2011 5:41 pm 
Schiavo
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Ancora co' 'sto articolo 18 del menga?
La linea a difesa del lavoro è caduta quando si sono introdotte le millemila forme di lavoro precario. Introdotte, incidentalmente, da un governo di sinistra.
Volersi aggrappare, ora, all'articolo 18 per dire che si difendono i lavoratori è RI-DI-CO-LO.
Fatemi un regalo per Natale: morite! :xrage:
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mar dic 20, 2011 5:47 pm 
Schiavo
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L'autore dell'articolo e` talmente intento a NON fare propaganda che si e` dimenticato di dire che si parla di abolizione di articolo 18 nell'ambito di una riforma del lavoro che preveda l'esistenza del solo contratto a tempo INDETERMINATO e che preveda particolari tutele per i lavoratori anziani.
http://www.ibs.it/code/9788804614258/ic ... acute.html
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[...]It appeared that there had even been demonstrations to thank Big Brother for raising the chocolate ration to twenty grammes a week. And only yesterday, he reflected, it had been announced that the ration was to be reduced to twenty grammes a week. Was it possible that they could swallow that, after only twenty-four hours? Yes, they swallowed it. Parsons swallowed it easily, with the stupidity of an animal.[...]
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mar dic 20, 2011 6:18 pm 
Schiavo
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Franco2 @ ha scritto:
Ancora co' 'sto articolo 18 del menga?
La linea a difesa del lavoro è caduta quando si sono introdotte le millemila forme di lavoro precario. Introdotte, incidentalmente, da un governo di sinistra.
Volersi aggrappare, ora, all'articolo 18 per dire che si difendono i lavoratori è RI-DI-CO-LO.
Fatemi un regalo per Natale: morite! :xrage:


this... il diritto del lavoro adesso è diviso in almento tre categorie:

- lavoratori a tempo indet. in azienda con più di 15 operai: protetti da tutto e tutti
- lavoratori a tempo indet. in azienda con meno di 15 operai: hanno qualche protezione (non l'art.18)
- tempo determinato e precariato vario: schiavi legalizzati

è troppo difficile trovare un set di regole che si possano applicare a TUTTI????

Anche perchè se andiamo a vedere i numeri ho come il sospetto che siano più i non protetti dall'art. 18 che quelli protetti.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 12:28 am 
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noone @ ha scritto:
L'autore dell'articolo e` talmente intento a NON fare propaganda che si e` dimenticato di dire che si parla di abolizione di articolo 18 nell'ambito di una riforma del lavoro che preveda l'esistenza del solo contratto a tempo INDETERMINATO e che preveda particolari tutele per i lavoratori anziani.
http://www.ibs.it/code/9788804614258/ic ... acute.html

un solo contratto a tempo indeterminato... :asd: si finche non ti sbattono fuori con una scusa qualsiasi... utile :asd: beh però si chiama a tempo indeterminato :better:
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"perchè nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, gliene devono capitare parecchie di cose e di molto crudeli." L. F. Céline


Ultima modifica di Maxmel, mer dic 21, 2011 12:40 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 12:32 am 
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FradettII @ ha scritto:
Franco2 @ ha scritto:
Ancora co' 'sto articolo 18 del menga?
La linea a difesa del lavoro è caduta quando si sono introdotte le millemila forme di lavoro precario. Introdotte, incidentalmente, da un governo di sinistra.
Volersi aggrappare, ora, all'articolo 18 per dire che si difendono i lavoratori è RI-DI-CO-LO.
Fatemi un regalo per Natale: morite! :xrage:


- lavoratori a tempo indet. in azienda con meno di 15 operai: hanno qualche protezione (non l'art.18)

Anche l'articolo 18 visto che un risarcimento a casa mia è meglio di niente.
Sui numeri ho già risposto con i dati percui inutile ribadire le stesse cose.
Le forme di precariato sono state introdotte per garantire occupazione, abbiamo visto a cosa hanno portato. La mobilità in uscita a che serve? L'azienda è in crisi come dicono? C'è la cig... e poi il licenziamento allora?
Sbaglio o già stato inserito l'art 8 del decreto di ferragosto che prevede una contrattazione di secondo livello con la possibilità di licenziare? Ricorderò male...
Nella mia azienda si è passati da una maggioranza di contratti a termine a stabilizzare la maggir parte dei lavoratori, grazie alla contrattazione di secondo livello. Si dovrebbe andare in questo direzione non in quella opposta. I contratti a temine andrebbero usati per fa fronte alle esigenze per cui sono nati non per ridurre il costo del lavoro o per buttare il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori.
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Ultima modifica di Maxmel, mer dic 21, 2011 1:00 am, modificato 1 volta.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 12:43 am 
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Franco2 @ ha scritto:
Ancora co' 'sto articolo 18 del menga?
La linea a difesa del lavoro è caduta quando si sono introdotte le millemila forme di lavoro precario. Introdotte, incidentalmente, da un governo di sinistra.
Volersi aggrappare, ora, all'articolo 18 per dire che si difendono i lavoratori è RI-DI-CO-LO.
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infatti mi sfugge che cazzo ci sarebbe da sbraitare cosi' tanto su quest'articolo 18 quando dovreste sapere tutti che in italia il vero problema e' la IGNOBILE applicazione delle forme di lavoro con contratti "flessibili" che sono pagate MENO di quelle ad indeterminato.
Nei paesi seri il contractor arriva a prendere DECISAMENTE di piu' rispetto al permanent, ed e' assolutamente giusto dato che lui sa che non ha garanzie sul rinnovo del contratto, ma l'accresciuto rischio di perdere il lavoro e ben piu' che controbilanciato da uno stipendio DI MOLTO maggiore.
Per me puo' essere favorevole al mantenimento ad ogni costo dell'articolo 18 solo chi sa che non fa un cazzo dalla mattina alla sera e puo' essere tranquillamente licenziato per quello.
E non parlate dell'esistenza del licenziamento per giusta causa dato che sappiamo tutti che e' una farsa dato che e' praticamente impossibile dimostrare l'improduttivita' di un dipendente.
Mi chiedo quando la sinistra iniziera' a lottare per cause di sinistra piuttosto che per mantenere solo dei privilegi, molto spesso ingiustificati, acquisiti nel corso degli anni.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 12:53 am 
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puoi sempre votare a destra eh, ah già tu sei inglese e non vo... no wait... :trollface:
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 12:58 am 
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TigerShark @ ha scritto:
Franco2 @ ha scritto:
Ancora co' 'sto articolo 18 del menga?
La linea a difesa del lavoro è caduta quando si sono introdotte le millemila forme di lavoro precario. Introdotte, incidentalmente, da un governo di sinistra.
Volersi aggrappare, ora, all'articolo 18 per dire che si difendono i lavoratori è RI-DI-CO-LO.
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infatti mi sfugge che cazzo ci sarebbe da sbraitare cosi' tanto su quest'articolo 18 quando dovreste sapere tutti che in italia il vero problema e' la IGNOBILE applicazione delle forme di lavoro con contratti "flessibili" che sono pagate MENO di quelle ad indeterminato.
Nei paesi seri il contractor arriva a prendere DECISAMENTE di piu' rispetto al permanent, ed e' assolutamente giusto dato che lui sa che non ha garanzie sul rinnovo del contratto, ma l'accresciuto rischio di perdere il lavoro e ben piu' che controbilanciato da uno stipendio DI MOLTO maggiore.
Per me puo' essere favorevole al mantenimento ad ogni costo dell'articolo 18 solo chi sa che non fa un cazzo dalla mattina alla sera e puo' essere tranquillamente licenziato per quello.
E non parlate dell'esistenza del licenziamento per giusta causa dato che sappiamo tutti che e' una farsa dato che e' praticamente impossibile dimostrare l'improduttivita' di un dipendente.
Mi chiedo quando la sinistra iniziera' a lottare per cause di sinistra piuttosto che per mantenere solo dei privilegi, molto spesso ingiustificati, acquisiti nel corso degli anni.

E ti quoto, ma crapple rimane sempre merda. :asd:
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 1:33 am 
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L'art. 18 non si tocca!

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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 8:47 am 
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Maxmel @ ha scritto:
puoi sempre votare a destra eh, ah già tu sei inglese e non vo... no wait... :trollface:

Io voto alle nazionali in italia, ma alla fine fottesega.
Ormai ho anche la casa qui, figurati che me ne sbatte. :challenge:
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
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Maxmel @ ha scritto:
noone @ ha scritto:
L'autore dell'articolo e` talmente intento a NON fare propaganda che si e` dimenticato di dire che si parla di abolizione di articolo 18 nell'ambito di una riforma del lavoro che preveda l'esistenza del solo contratto a tempo INDETERMINATO e che preveda particolari tutele per i lavoratori anziani.
http://www.ibs.it/code/9788804614258/ic ... acute.html

un solo contratto a tempo indeterminato... :asd: si finche non ti sbattono fuori con una scusa qualsiasi... utile :asd: beh però si chiama a tempo indeterminato :better:

Vabbe e` inutile...contenti voi.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
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L'art.18 viene applicato in una misura veramente irrilevante, circa 40-50 reintegri in un anno, nella maggior parte dei casi il lavoratore e il datore di lavoro, informalmente, si accordano

Quindi non vedo motivo per cui dovrebbe essere abolito, a meno che non si sostenga un immagine idealizzata del datore di lavoro buono e rispettoso del merito individuale

Ovviamente con quello scritto da Maxmell fino ad ora
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
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Maxmel @ ha scritto:
FradettII @ ha scritto:


- lavoratori a tempo indet. in azienda con meno di 15 operai: hanno qualche protezione (non l'art.18)

Anche l'articolo 18 visto che un risarcimento a casa mia è meglio di niente.
Sui numeri ho già risposto con i dati percui inutile ribadire le stesse cose.
Le forme di precariato sono state introdotte per garantire occupazione, abbiamo visto a cosa hanno portato. La mobilità in uscita a che serve? L'azienda è in crisi come dicono? C'è la cig... e poi il licenziamento allora?
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Nella mia azienda si è passati da una maggioranza di contratti a termine a stabilizzare la maggir parte dei lavoratori, grazie alla contrattazione di secondo livello. Si dovrebbe andare in questo direzione non in quella opposta. I contratti a temine andrebbero usati per fa fronte alle esigenze per cui sono nati non per ridurre il costo del lavoro o per buttare il rischio di impresa sulle spalle dei lavoratori.

dat.

probabilmente il ragionamento che fanno e': il lavoro precario non e' normale.
rendiamo tutti i lavoratori precari cosi' diventa normale :trollface:
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Addio Caro Leader :(
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
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Vabbè, continuate con questa battaglia idiota se vi diverte tanto, ma non dite che lo fate per difendere i lavoratori perchè è una cazzata ed un insulto ai lavoratori. :yuno:
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Franco2 @ ha scritto:
Vabbè, continuate con questa battaglia idiota se vi diverte tanto, ma non dite che lo fate per difendere i lavoratori perchè è una cazzata ed un insulto ai lavoratori. :yuno:

Il problema e` che sono convinti del contrario. Sono in buona fede. Come i kamikaze che si fanno esplodere nella folla.
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noone @ ha scritto:
Franco2 @ ha scritto:
Vabbè, continuate con questa battaglia idiota se vi diverte tanto, ma non dite che lo fate per difendere i lavoratori perchè è una cazzata ed un insulto ai lavoratori. :yuno:

Il problema e` che sono convinti del contrario. Sono in buona fede. Come i kamikaze che si fanno esplodere nella folla.


be ma rispondi a quello che chiedevo nel post successivo. Io sono un lavoratore quanto Franco2 non vedo perchè lui debba parlare a nome di tutti.
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Dream_River @ ha scritto:
L'art.18 viene applicato in una misura veramente irrilevante, circa 40-50 reintegri in un anno, nella maggior parte dei casi il lavoratore e il datore di lavoro, informalmente, si accordano

Quindi non vedo motivo per cui dovrebbe essere abolito, a meno che non si sostenga un immagine idealizzata del datore di lavoro buono e rispettoso del merito individuale

Ovviamente con quello scritto da Maxmell fino ad ora

Appunto allora perche' stracciarsi le vesti per l'INUTILE o nel migliore dei casi IRRILEVANTE, come tu stesso dici, articolo 18 anziche' fare una battaglia SERIA contro il precariato?
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TigerShark @ ha scritto:
Dream_River @ ha scritto:
L'art.18 viene applicato in una misura veramente irrilevante, circa 40-50 reintegri in un anno, nella maggior parte dei casi il lavoratore e il datore di lavoro, informalmente, si accordano

Quindi non vedo motivo per cui dovrebbe essere abolito, a meno che non si sostenga un immagine idealizzata del datore di lavoro buono e rispettoso del merito individuale

Ovviamente con quello scritto da Maxmell fino ad ora

Appunto allora perche' stracciarsi le vesti per l'INUTILE o nel migliore dei casi IRRILEVANTE, come tu stesso dici, articolo 18 anziche' fare una battaglia SERIA contro il precariato?


Dipende che cosa si propone come modifica

Sarebbe assurdo pensare che un qualsiasi articolo di una qualsiasi norma rappresenti la fine della storia dell'evoluzione del diritto, lo stesso vale per l'articolo 18.

Ma se come alternativa si porta avanti qualcosa come la proposta di Ichino; no, grazie.
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17 febbraio 2007... Grazie di essere così speciale Daniele! :fiore: - Immagine
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 4:49 pm 
Schiavo
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TigerShark @ ha scritto:
Dream_River @ ha scritto:
L'art.18 viene applicato in una misura veramente irrilevante, circa 40-50 reintegri in un anno, nella maggior parte dei casi il lavoratore e il datore di lavoro, informalmente, si accordano

Quindi non vedo motivo per cui dovrebbe essere abolito, a meno che non si sostenga un immagine idealizzata del datore di lavoro buono e rispettoso del merito individuale

Ovviamente con quello scritto da Maxmell fino ad ora

Appunto allora perche' stracciarsi le vesti per l'INUTILE o nel migliore dei casi IRRILEVANTE, come tu stesso dici, articolo 18 anziche' fare una battaglia SERIA contro il precariato?


Perchè un licenziato di 55 anni, anche se gli danno 2 anni di 3/4 stipendio, poi è sulla strada perchè non se lo prende nessuno anche se è bravo. E dovrebbe aspettare 12 anni per la pensione. Curioso che per migliorare i contratti di precariato vogliono rendere precari tutti, ma "un pò meno precari".
Anche il concetto di "tempo indeterminato" che hanno adottato fa sorridere.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 7:06 pm 
Schiavo
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Sider2 @ ha scritto:
TigerShark @ ha scritto:

Appunto allora perche' stracciarsi le vesti per l'INUTILE o nel migliore dei casi IRRILEVANTE, come tu stesso dici, articolo 18 anziche' fare una battaglia SERIA contro il precariato?


Perchè un licenziato di 55 anni, anche se gli danno 2 anni di 3/4 stipendio, poi è sulla strada perchè non se lo prende nessuno anche se è bravo. E dovrebbe aspettare 12 anni per la pensione. Curioso che per migliorare i contratti di precariato vogliono rendere precari tutti, ma "un pò meno precari".
Anche il concetto di "tempo indeterminato" che hanno adottato fa sorridere.

Oggi invece il problema non si pone. :mcoso:

Se dopo i 55 anni, un licenziato per giusta causa in Italia si puo` andare a impiccare e` proprio merito dell'art 18.
Per fortuna che in Italia dominano le piccole aziende e alcuni di questi si riescono a ricollocare. Le grandi aziende over 40 non ne assumono di certo.
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[...]It appeared that there had even been demonstrations to thank Big Brother for raising the chocolate ration to twenty grammes a week. And only yesterday, he reflected, it had been announced that the ration was to be reduced to twenty grammes a week. Was it possible that they could swallow that, after only twenty-four hours? Yes, they swallowed it. Parsons swallowed it easily, with the stupidity of an animal.[...]
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: mer dic 21, 2011 10:49 pm 
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noone @ ha scritto:
Sider2 @ ha scritto:


Perchè un licenziato di 55 anni, anche se gli danno 2 anni di 3/4 stipendio, poi è sulla strada perchè non se lo prende nessuno anche se è bravo. E dovrebbe aspettare 12 anni per la pensione. Curioso che per migliorare i contratti di precariato vogliono rendere precari tutti, ma "un pò meno precari".
Anche il concetto di "tempo indeterminato" che hanno adottato fa sorridere.

Oggi invece il problema non si pone. :mcoso:

Se dopo i 55 anni, un licenziato per giusta causa in Italia si puo` andare a impiccare e` proprio merito dell'art 18.
Per fortuna che in Italia dominano le piccole aziende e alcuni di questi si riescono a ricollocare. Le grandi aziende over 40 non ne assumono di certo.

come no... Oggi uno di 55 anni non se lo prendono perchè un giovane costa di meno, rende di più è possibile sottoinquadrarlo rieptto ad uno lavoratore esperto ecc ecc ecc. :vabe: Dal punto di vista del licenziamento oggi non vedo la differenza tra assumere un over 40 oppure no..
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: gio dic 22, 2011 12:42 pm 
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noone @ ha scritto:
L'autore dell'articolo e` talmente intento a NON fare propaganda che si e` dimenticato di dire che si parla di abolizione di articolo 18 nell'ambito di una riforma del lavoro che preveda l'esistenza del solo contratto a tempo INDETERMINATO e che preveda particolari tutele per i lavoratori anziani.
http://www.ibs.it/code/9788804614258/ic ... acute.html

Come già detto, Ichino vuole abbassare le tutele a chi è protetto e alzarle a chi non lo è.

Io voglio solo alzarle per chi non lo è.

Anche perché è noto e risaputo che non c’è nessuna evidenza empirica del fatto che la flessibilità aumenti l’occupazione.
«Le differenze nei regimi di protezione dell’impiego appaiono largamente incorrelate alle differenze tra i tassi di occupazione dei vari paesi» (Olivier Blanchard, ex direttore del fondo monetario internazionale)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12 ... le/178997/

:patpat: :patpat: :patpat:

La precarietà serve solo ad abbassare i salari. PUNTO.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: gio dic 22, 2011 12:45 pm 
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noone @ ha scritto:
Sider2 @ ha scritto:


Perchè un licenziato di 55 anni, anche se gli danno 2 anni di 3/4 stipendio, poi è sulla strada perchè non se lo prende nessuno anche se è bravo. E dovrebbe aspettare 12 anni per la pensione. Curioso che per migliorare i contratti di precariato vogliono rendere precari tutti, ma "un pò meno precari".
Anche il concetto di "tempo indeterminato" che hanno adottato fa sorridere.

Oggi invece il problema non si pone. :mcoso:

Se dopo i 55 anni, un licenziato per giusta causa in Italia si puo` andare a impiccare e` proprio merito dell'art 18.
Per fortuna che in Italia dominano le piccole aziende e alcuni di questi si riescono a ricollocare. Le grandi aziende over 40 non ne assumono di certo.


Per giusta causa per me può hangarsi. Il problema è quando tenti di impostarti una vita con famiglia, mutuo ecec.ecc. insomma cose normali e la tua azienda può buttarti fuori magari anche solo per far posto all'amico del capo.
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 Oggetto del messaggio: Re: Articolo 18 tra fatti e propaganda
MessaggioInviato: gio dic 22, 2011 12:54 pm 
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Chairon @ ha scritto:
Come già detto, Ichino vuole abbassare le tutele a chi è protetto e alzarle a chi non lo è.

Io voglio solo alzarle per chi non lo è.

Anche perché è noto e risaputo che non c’è nessuna evidenza empirica del fatto che la flessibilità aumenti l’occupazione.
«Le differenze nei regimi di protezione dell’impiego appaiono largamente incorrelate alle differenze tra i tassi di occupazione dei vari paesi» (Olivier Blanchard, ex direttore del fondo monetario internazionale)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12 ... le/178997/

:patpat: :patpat: :patpat:

La precarietà serve solo ad abbassare i salari. PUNTO.

related:

Cita:
secondo Draghi, "il mercato del lavoro è anche troppo flessibile", e "la flessibilità crea incertezza".


ma a tal proposito (l'intervento di Draghi di 3 giorna) ci apro un thread perche' merita :sisi:
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Addio Caro Leader :(
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