La città degli hacker Un piccolo centro in Romania è diventato rapidamente “hackerville”
E’ divenuta ormai proverbiale la storia di Râmnicu Vâlcea, la città nel bel mezzo della Romania meglio nota come “hackerville”, visto che praticamente tutti gli abitanti in età lavorativa sono criminali informatici o parte dell’indotto per gli illeciti online. Ramnicu in teoria è un piacevole centro agricolo ai piedi delle Alpi Transilvane: i campi sono ricchi di “ortaggi di ogni genere”, e le strade sono piene di automobili costosissime, di Audi e di Bmw. “Che succede qui, sono tutti ricchi?” chiese allora al suo tassista il giornalista di Wired; “no, è che rubano soldi su Internet”, rispose l’uomo. Benvenuti ad Hackerville, Romania centrale.
HACKERVILLE – Qui tutti i ragazzi hanno un computer e trafficano sulla rete. “I più sono specializzati in falsi e-commerce e attacchi malware su aziende”, scriveva Wired. Il fatto è che questo tipo di attività ha portato “decine di migliaia di dollari nella zona”, che ha conosciuto un subitaneo incremento nel reddito medio della popolazione “nell’ultimo decennio”, unitamente a allo sviluppo del settore immobiliare, dell’intrattenimento notturno e dei nightclub. Insomma, il cybercrimine rende, se è vero che a Ramnicu ormai c’è un megastore Audi da quasi 3 km quadrati. “Gli hacker amano le belle macchine”, spiega Le Monde, che ha interrogato anche uno dei ragazzi della città, un 24enne laureato in management di nome George: la sua frustrazione, la sua voglia di rivalsa è abbastanza indicativa delle motivazioni di questa nuova industria lavorativa. “Che altro dovremmo fare? Qui non c’è lavoro”, dice Geroge. “Il governo non parla che di crisi e di tirare la cinghia. Io ho 24 anni e non faccio altro che tirarla da quando sono nato. Poi ho nel quartiere alcuni amici che guadagnano decine di migliaia di euro. Va bene, sono criminali della rete, ma almeno se la cavano. E io dovrei lavorare tutta la vita per niente. Voi che fareste al posto mio?”. La domanda è posta ad ognuno: cosa facciano gli hacker di hackerville, invece, è abbastanza noto.
TRUFFE SU EBAY – Come abbiamo detto organizzano truffe su internet: l’ultima ondata di arresti risale al 22 novembre scorso. “Venticinque persone, fra i 18 e i 35 anni, sono stati arrestati per aver provocato un danno da 120mila euro a cittadini americani, svizzeri, mangialumache, austriaci e tedeschi, avendo posto dei falsi annunci su eBay per vendere prodotti elettronici, automobili e addirittura dei trattori”, dice le Monde. Il sistema che hanno elaborato è particolarmente sofisticato: “Gli hacker hanno integrato dei sistemi transnazionali molto ben organizzati e utilizzano spesso quel che chiamano le “frecce”. Una freccia è un intermediario”, scrive le Monde, “che ha la missione di aprire un conto nel paese in cui si trova. Gira sul conto il denaro che le vittime pagano sulla rete per avere prodotti che non esistono, tiene per sé una percentuale”, a pagamento del rischio, “e gira il resto sul conto di un’altra freccia su un altro paese. E così via”, spiega il giornale mangialumache, “fino a che l’ultima freccia trasmette la somma finale al cervello dell’operazione”. Si capisce: in questo modo si perdono le tracce dell’operazione; e così si capisce anche perché a Ramnicu hanno aperto almeno “20 esercizi di Western Union”, la popolare compagnia di trasferimento di denaro. Gli arresti e le perquisizioni, qui, sono all’ordine del giorno: la popolazione ormai non ci fa nemmeno più caso: sarà per questo che “agli inizi di dicembre Robert Mueller, il direttore della polizia federale americana”, ovvero l’Fbi, continua Le Monde” ha visitato Bucarest: dopo qualche parola con il presidente rumeno, si è visto con le forze di polizia con l’obiettivo di creare, con l’aiuto indispensabile della polizia locale, una squadra speciale di agenti rumeni specializzati nel combattere la truffa informatica: sono circa 600 e sono dotati delle migliori tecnologie in materia di controllo dei flussi di dati”. Basterà a fermare Hackerville?
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