Heimat è un film che abbraccia molti temi,
tra i tanti vi è quello del cambiamento,
individuale e di una intera nazione.
Abbiamo conosciuto grazie a Reitz un giovane Hermann, un'artista talentouso alla ricerca di se stesso e della propria Heimat,
e una giovane Clarissa, una bella violoncellista ambiziosa dall'animo inquieto;
sono due personaggi che si amano molto intensamente nonostante la lontananza e nonostante il tempo;
essi si cercano, si desiderano, ma non sono fatti per stare insieme,
come scrissi in qualche post fa,
sono il classico esempio dei porcospini di Schopenhauer,
non possono stare lontani l'uno dall'altra, ma allo stesso tempo la loro vicinanza è fonte di sofferenza.
Nella terza parte possiamo assistere finalmente ad una maturazione dei due protagonisti principali,
li rivediamo a distanza di anni coi capelli bianchi e le rughe,
anche se il tempo non è riuscito a cancellare i loro tormenti.
Forse Hermann dopo le tante delusioni personali e individuali, arrivato ad un punto della sua vita, pretende una certa stabilità,
è stanco di vagare, è stanco di cercare,
tenta di convincersi che la sua Heimat sia il nido d'amore che ha costruito con Clarissa, ma si sbaglia.
L'Heimat" è una meta utopistica, quando si pensa di averla trovata,
ogni cosa viene messa in discussione e con essa anche le relazioni interpersonali.
Hermann è schiavo di se stesso,
è invecchiato,
per certi aspetti è maturato,
per altri invece resta sempre l'uomo tormentato di un tempo.
Sia lui che Clarissa sono sempre e costantemente insoddisfatti.