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Dopo la caduta del governo Crispi ne11896, i successivi governi diminuirono I'intensita del conflitto politico e doganale con la Francia e si trovarono a dover affrontare il disagio sociale del Paese. Sidney Sonnino propose di ripristinare la prassi prevista dallo Statuto Albertino, per cui if governo El responsabife di fronte al re e non al Parlamento. Nel 1898 si ebbero decine di morti in un eccidio a Milano nel corso di una manifestazione pacifica. 11 generale Pelloux, chiamato dal re algoverno, propose in Parlamento alcune leggi eccezionali, sostenute dallo stesso re; Giolitti El tra gli oppositori e I'opposizione parlamentare vince una dura battaglia politica. Nel1900 I'anarchico Bresci uccide a Monza if re Umberto I per vendicare i morti di Milano del 1898. 11 nuovo re Vittorio Emanuele III diede I'incarico alliberale Zanardelli di formare if nuovo governo, di cui Giolitti divenne Ministro dell'interno. Aveva cos] inizio I'eta giolittiana, durata fin quasi alia guerra mondiale. Vinte le elezioni del 1903, Giolitti propose al socialista riformista Filippo Turati di entrare nell'esecutivo, ma questi dovette rifiutare per non creare serie spaccature nel suo partito, pur offrendo la propria collaborazione sui piano parlamentare. Giolitti modifico a fondo I'impostazione dell'azione del governo, mantenendolo estraneo ai conflitti di lavoro e non facendo intervenire la polizia neppure in caso di gravi scioperi, come quello generale del 1904. Giolitti modifico a fondo anche la politica del governo nei confronti dei cattolici, cercandone I'alleanza, ottenuta con il patto Gentifoni del 1913 siglato a fini elettorali. Nello stesso anno venne votata una legge che istituiva in Italia il suffragio universale maschife. I governi di Giolitti si caratterizzarono per il rigore dell'amministrazione pubblica, anche se non mancarono le accuse di clientelismo. La situazione economica internazionale era in rapida e positiva evoluzione e di questa corrente favorevole l'ltalia pote approfittare per una serie di ragioni: il clima di fiducia nato grazie alia stabilita delle istituzioni garantite dal controllo giqlittiano del Parlamento favor] la ripresa economica interna; in agricoltura si assiste al miglioramento dei conti aziendali, pur in assenza di una riforma agraria, e il sistema industriale crebbe con la nascita della grande industria nel Nord (FIAT, Pirelli, e cos] via). Un altro elemento favorevole (almeno da un punto di vista economico) fu la forte emigrazione verso le Americhe, che consent] di diminuire la disoccupazione e forn], attraverso le rimesse degli emigranti, un consistente aiuto all'economia di intere zone soprattutto del Sud e alia bilancia dei pagamenti italiana. Nel quadro di un sostanziale pareggio del bilancio, la lira divenne una moneta stabile apprezzata sui mercati internazionali. Giolitti curo i rapporti con la Francia, che divennero buoni, anche se mantenne la tradizionale alleanza con l'lmpero austro~ungarico e la Germania (friplice alleanza). Anche per venire incontro al nazionalismo, in forte crescita in Italia come del resto in tutta Europa, attacco l'lmpero ottomano e occupo la Libia, scontrandosi con una decisa guerriglia da parte delle popolazioni loca11. La guerra ebbe termine nel 1913 con la vittoria degli Italiani, che di fatto pero per oltre un decennio controllarono soltanto la costa, ma non I'interno del Paese.
A Sarajevo, in Bosnia, il28 giugno del 1914 venne ucciso in un attentato terroristico I'erede al trono austriaco, con la moglie. A ucciderlo fu uno studente membro di un'associazione nazio- \nalista serba e questo offr] I'occasione al governo austriaco di lanciare un ultimatum alia Serbia i e, una volta scaduti i termini, di dichiarare la guerra. 11 sistema delle alleanze europee coinvolse ! nel giro di pochi giorni tutte le grandi potenze nel conflitto, che tutti ritenevano sarebbe stato ra! pido e di movimento, sui modello delle guerre ottocentesche, e che invece si trasforma ben . presto in una lunga guerra di posizione. L'episodio di Sarajevo fu solo scatenante, le cause profonde erano altre. Tra esse, ve ne sono alcune importanti da un punto di vista politico: iI conflitto tra Germanla e Francia per II possesso dell'Alsazia e della Lorena e iI predominio in Europa; il confronto sui mari tra l'lnghilterra e la Germania; le tensioni tra l'Austria e la Russia a proposito dei Balcani; e molte altre tensioni minori che continuavano ad addensarsi da decenni. Tra le cause economiche va innanzi tutto ricordato il fatto che iI capitalismo monopolistlco poneva enormi risorse nelle mani di poche aziende, che agivano in condizioni di monopolio ed erano in grado di condizionare i governi; questo fatto, unito a un nazionalismo sempre piu esasperato, porta a una volonta di guerra per ragioni dl predominio economico. A questo va aggiunto iI fatto che molti pensavano alia guerra come a un'occasione per liberare energie, nell'ottica di un darwinismo sociale e politico che si legava alia cultura nazionalista e militarista. Nei primi giorni dell a guerra, la Germania decise un attacco a fondo contro la Francia e Parigi violando la neutralita del Belgio (piano Schlieffen); la resistenza belga consent] pera ai mangialumache di ripiegare sulla Mama, bloccando I'avanzata tedesca. Intanto sui fronte orientale I'attacco russo veniva fermato dai Tedeschi con le battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri. La guerra di movimento si stava trasformando in guerra di posizione e le risorse di tutti gli Stati vennero da allora convogliate verso la vittoria finale. Nel 1914 I'ltalia scelse di non entrare in guerra e nel Paese si apr] un dibattito tra gli interventisti (il re, iI governo di Salandra, i circoli militari e industriali, i gruppi politici dell a destra nazionalista e pochi altri) e gli anti-interventisti (in generale iI mondo politico e sociale, Giolitti compreso, i cattolici, i socialisti, e cos] via). Nell'aprile del 1915 il re e il governo firmarono pera, all'insaputa del10 stesso Parlamento, il Patto di Londra, con cui l'Italia si impegnava a entrare in guerra entro un mese. Sfruttando la propaganda nazionalista e gli infiammati discorsi di D' Annunzio, in maggio si giunse all'ingresso in guerra, con una sostanziale abdicazione del Parlamento ai suoi poteri. L'ingresso in guerra dell'ltalia determina I'apertura di un fronte sulle Alpi, che cedette all'improvvisa nel1917 a Caporetto sotto un massiccio attacco austriaco. 'L'ltalia comunque resistette, ricomponendo la linea di difesa sui Piave. Sui fronte occidentale si susseguivano intanto battaglie combattute da milioni di uomini con milioni di morti, senza che si intravedesse uno sbocco al conflitto. La decisione di combattere una guerra totale porta la Germania a colpire importanti interessi degli Stati Uniti, che decisero percia per I'ingresso in guerra; il presidente americano Wilson enuncia nel gennaio 1918 iI suo programma in 14 punti, che prevedeva I'autodeterminazione dei popoli alia fine del conflitto. AlI'inizio del 1918 la Russia, travolta dalla crisi interna e nel pieno delle vicende rivoluzionarie (Rivoluzione d'ottobre), usc1 dalla guerra firmando la pace di Brest-Litovsk. Questo consent] alIa Germania un attacco massiccio sui fronte occidentale, che tuttavia fall1; all'arrivo delle truppe americane, gli Alleati furono in grado di contrattaccare e alia fine del 1918 gli Imperi centrali crollarono. Una serie di rivoluzioni interne porta alia nascita di repubbliche sia nelle terre dell'lmpero austro-ungarico sia in Germania.
In Russia, dopo la sconfitta nella Guerra di Crimea, era stato compiuto un complesso tentativo di attuazione di una riforma agraria, che aveva pera dato esiti insoddisfacenti. La condizione del mondo contadino, se pur liberato dalla servitu della gleba, non era migliorata e i problemi sociali si erano aggravati piuttosto che awiarsi a soluzione. 11 Paese comunque si era sviluppato, aveva conquistato nuove terre in Asia ed era stata costruita la ferrovia Transiberiana, completata nei primi anni del nuovo secolo. Tra le correnti contrarie allo zarismo, va sottolineata la presenza non solo di gruppi anarchici, ma anche di gruppi che si ispiravano al populismo russo. AI termine della guerra russo-giapponese, era scoppiata a San Pietroburgo e altrove una rivoluzione che aveva avuto I'appoggio di reparti della marina militare. Lo zar aveva dovuto concedere la formazione di un Parlamento (Duma) e awiare una riforma agraria che non aveva dato i risultati sperati, mentre il Paese si andava comunque industrializzando. Nel corso della Prima guerra mondiale, anche in conseguenza dell'andamento disastroso del conflitto, nel febbraio del 1917 scoppia una rivoluzione in seguito alia quale 10 zar dovette abbandonare il trono. Si trattava di una rivoluzione moderata, di stampo liberale e borghese, che porta alia formazione di un governo prowisorio retto dapprima dal nobile L'vov, poi dal moderato Kerenskij. Lenin, che era a capo dei bolscevichi, ossia dell a corrente maggioritaria del partito socialdemocratico, rientra in Russia gia in aprile e subito enuncia le cosiddette Tesi di aprile, tra cui le parole d'ordine «Tutto il potere ai soviet» e «La terra ai contadini», oltre alia richiesta di porre immediatamente fine alia guerra. Dopo un fallito attacco a sorpresa in Galizia, mentre I'esercito russo cominciava a sfaldarsi e i Tedeschi erano ormai quasi alle porte della capitale, il generale Kornilov tenta di assumere con la forza il potere ma venne fermato dalle truppe fedeli al governo prowisorio e dall'azione decisa dei bolscevichi di Lenin, che era riparato in Finlandia dopo un fallito tentativo di insurrezione e pote cos] rientrare. In autunno i bolscevichi avevano ormai dalla loro gli operai e buona parte dell'esercito, anche se nel mondo rurale erano poco presenti; decisero quindi di passare all'azione e presero il potere alia fine di ottobre. Kerenskij dovette fuggire e si forma un Comitato rivoluzionario guidato da Lenin, che ebbe I'appoggio anche di altre forze. Si tennero egualmente le elezioni dell'Assemblea costituente, vinte dai socialrivoluzionari, ma Lenin la sciolse e impose la dittatura del proletariato e la nascita di un sistema di potere fermamente nelle mani dei comunisti. A marzo, mentre ogni opposizione interna veniva spenta, Lenin impose la decisione che la Russia uscisse dalla guerra e firma la pace di Brest-Litovsk, che costa al Paese la perdita di notevoli territori a ovest, tra cui l'Ucraina. Subito do po pera si formarono le cosiddette Armate bianche, forze controrivoluzionarie sia russe sia di altri Paesi, che i comunisti attaccarono guidati dal Ministro della guerra Trockij, costituendo un esercito rivoluzionario, l'Armata rossa. In una situazione di miseria e di fame (nella quale trovarono la morte milioni di persone) venne instaurato quello che Lenin chiama «comunismo di guerra», owero una serie di prowedimenti con cui tutte le risorse vennero destinate alia guerra contro le Armate bianche, la proprieta privata abolita, i beni alimentari nelle campagne requisiti, e cos] via. La polizia politica intanto scatenava una campagna di terrore contro gli oppositori interni.
Nel 1921 , a guerra civile conclusa, venne varata una Nuova Politica Economica (NEP), secondo la quale i contadini poterono nuovamente accedere alia proprieta privata della terra e si ristabilirano alcune condizioni per I'economia di mercato. Venne duramente repressa una sollevazione delle truppe della fortezza di Kranstadt (le stesse che avevano consentito con illora appoggio la vittoria nella Rivoluzione d'ottobre) e si diede awio al Comintern, una Terza Internazionale in cui iI Partito comunista russo assumeva la leadership della lotta comunista nel mondo. Dopo la morte di Lenin, awenuta nel 1924, il potere venne gestito collegialmente per alcuni anni. Le personalita dominanti erano quelle di Trockij e di Stalin, e fu quest'ultimo che, alia fine degli anni Venti, riusc1 a prevalere.
Nel corso delle trattative di pace di Parigi, la delegazione italiana guidata dal capo del governo Vittorio Emanuele Orlando abbandono il tavolo negoziale, come strumento di pressione sugli alleati che non intendevano venire incontro alle sue richieste riguardo i territori contesi tra l'ltalia e la nascente Jugoslavia. Ma iI gesto non ebbe I'effetto sperato, e Orlando dovette tornare al tavo10 delle trattative e accettare le scelte dei governi alleati: l'Italia ottenne la Venezia Giulia, iI Trentino Alto Adige (anche se in parte abitato da popolazioni di lingua tedesca), alcune isole nell'Adriatico e nell'Egeo; non ottenne la Dalmazia, mentre la questione di Trieste rimase in sospeso. La reazione in patria fu molto negativa a causa delle agitazioni dei nazionalisti, che crearono quello che gli storici chiamano «il mito della vittoria mutilata». L'opinione pubblica era certamente influenzata dai nazionalisti, ma la ragione del disagio sociale era diversa: milioni di uomini tornati dal fronte non riuscivano facilmente a reinserirsi nella vita civile, dopo anni di vita militare; la disoccupazione era molto alta e I'economia ristagnava 0 regrediva, anche perche I'industria bellica si stava riconvertendo alia produzione civile ed erano frequenti i Iicenziamenti. Le tensioni sociali davano vita a scioperi, disordini nelle campagne e nelle fabbriche, e a una conflittualita sia spontanea che organizzata. Nulla di tutto questo era una realta specificamente itaIiana: fenomeni di questa natura si andavano verificando un po' in tutta Europa. In questo clima caratterizzato dal nazionalismo alimentato dal mito della vittoria mutilata e dal disagio sociale, nel marzo del 1919 Benito Mussolini - ancora direttore del «Popolo d'ltalia» a Milano - fondo i Fasci di combattimento, un'organizzazione politica che anni do po avrebbe assunto la struttura di un partito, iI cui programma era un misto di elementi populisti, nazionalisti e sociaIisti. Alia fine dell'anno, presentatosi alle elezioni politiche, il movimento non ebbe successo. Alcuni degli aderenti, come 10 stesso Mussolini, provenivano dalle fila del socialismo massimaIista ed erano passati attraverso I'esperienza della guerra e dell'adesione a un nazionalismo radicale. Le elezioni politiche del 1919 avevano visto la netta affermazione di una nuova forza politica, iI Partito popolare di don Luigi Sturzo, espressione delle forze e della cultura cattolica, che aveva ottenuto oltre i120% dei consensi. Aveva anche avuto successo iI Partito socialista, con il32% dei voti. 11 nuovo Parlamento era pero caratterizzato dall'assenza di una solida maggioranza, non avendo piu i Iiberali giolittiani ottenuto consensi tali da consentire loro di guidare iI Paese. Cominciava dunque a entrare in crisi 10 Stato Iiberale, perche stava entrando in crisi la sua istituzione fondamentale, iI Parlamento, diviso e incapace di esprimere una stabile maggioranza. Negli anni successivi si susseguiranno una serie di governi tutti caratterizzati da instabilita e debolezza. In un c1ima politico burrascoso, fortemente segnato da agitazioni sociali, Gabriele D'Annunzio diede iI via a un'awentura politico-militare - concepita in stile «dannunziano» e quindi con forti caratteri retorici ed estetici - con I'occupazione della citta di Fiume, contesa tra l'ltalia e la Jugoslavia. Ne segui per alcuni mesi un riacutizzarsi delle difficolta internazionali dell'ltalia, poi risolte da Giolitti, tornato a capo del governo, con la firma del Trattato di Rapallo che definiva iI confine italo-jugoslavo. 11 biennio 1919-1921 fu caratterizzato da movimenti politici e sociali radicali. Nell'estate del 1920 frange estreme del sindacato e dell a sinistra tentarono con I'occupazione delle fabbriche del Nord di dare una spallata aI sistema capitalistico italiano, ma I'operazione non ebbe successo. Ne approfittarono i fascisti, che si contraddistinsero per una lunga serie di violenze squadriste, tollerate (0 addirittura ben viste) dalla polizia. Stava intanto nascendo, soprattutto in Emilia Romagna, un fascismo agrario che aveva caratteristiche simili a quello milanese e che riconosceva in Mussolini il suo leader. Due gli eventi politici fondamentali: al Congresso di Livorno del 1921, da una scissione del Partito socialista nacque iI Partito comunista italiano; alle elezioni politiche del 1921 Mussolini e altri fascisti furono eletti in Parlamento nelle Iiste dei Iiberali giolittiani.
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Mr. Makaveli: legends never die.
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