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 Oggetto del messaggio: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 8:02 pm 
Schiavo
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http://www.ilsole24ore.com/art/commenti ... d=AYW7f9CC


C'è una nuova classe, apparentemente invisibile, che si sta formando da circa vent'anni, una classe che non fa parte della borghesia italiana, che non rientra nell'esercito di precari, né in quello dei raccomandati per famiglia, politica, censo e appartenenza. È una strana compagine di quarantenni, trentenni, ventenni che ha abbandonato l'Italia appena finiti gli studi, o addirittura durante gli studi, fulminata sulla via dell'Erasmus dalla scoperta che la vita all'estero, in Europa, poteva essere tre volte più interessante, facile, appassionante che in Italia. Non si tratta di emigrati nel vero senso della parola e nemmeno di una fuga di cervelli, ma di italiani, ragazzi e ragazze, uomini e donne che stanno all'estero in Europa «come se fossero in Italia».

Hanno scoperto che le complicazioni burocratiche, il clima fatiscente e ricattatorio dell'università italiana, lo strangolamento delle potenzialità giovanili è una malattia solo italiana e semplicemente, rapidamente si sono messi in salvo con un'ora di aereo, chi a Barcellona, chi a Berlino, chi a Parigi, chi ad Amsterdam e altri in Polonia, Portogallo, a Londra, e perfino a Riga e Vilnius.
Io che sono più anziano di loro, ho scoperto a un certo punto che era stupido vivere in una città cara e inefficiente come Milano e che Parigi offriva molto di più con un costo della vita molto inferiore e un'apertura al mondo impossibile a Milano. Quando mi chiedevano dieci anni fa perché stessi a Parigi rispondevo: «È l'unica città italiana che funziona». E non era una battuta, davvero per me Parigi era quello che l'Italia poteva essere se non fosse stata governata negli ultimi cinquant'anni da una classe dirigente che faceva e fa di tutto per restare indietro rispetto all'Europa e al mondo.
La mia era una protesta contro le regole ridicole di una società, quella italiana, che umiliava il merito e ignorava la globalizzazione con un disprezzo verso la cultura, gli intellettuali, i ricercatori. Ricordo ancora l'incredibile piacere di essere chiamato da agenzie sconosciute, da datori di lavoro mai visti, da centri di ricerca i cui direttori non mi avevano mai invitato a cena, ma avevano letto le mie ricerche. Che felicità essere giudicato dal proprio fare e non dalla propria rete di compiacenti alleati!

Quella che mi sembrava una scelta individuale era già invece la scelta di migliaia di architetti, esperti di comunicazione, curators d'arte, videoartisti, fotografi, psicologi, antropologi, registi, artisti, musicisti, danzatori e danzatrici. Il mio amico Emiliano Armani, piacentino, stava da quindici anni a Barcellona. Vi era andato a cercare una formazione in Italia impossibile, quella nello studio del grande Miralles che ti prendeva in stage, ma ti pagava anche. Incredibile per un giovane architetto che era abituato ad essere sfruttato dagli studi milanesi o a volte dover pagare per lavorare in un'agenzia di una grande firma. Emiliano sta ancora a Barcellona, la situazione è cambiata, un po' più difficile, oggi con la crisi, ma non ha la più vaga intenzione di tornare in Lombardia.
È lui però a dirmi che in realtà ha scoperto di essere italiano proprio a Barcellona. Perché, dice, gli italiani in Italia sono individualisti e non fanno quasi mai gioco di squadra, è solo all'estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un'italianità che gli "altri", gli "stranieri" riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso. E ribadisce che Barcellona per lui è una città italiana, nel senso che lui ci si muove pensando di restare italiano, di non perdere i contatti con l'Italia. Ma è da Barcellona che può agire con una libertà e una creatività che in patria sarebbe solo punita come impertinenza giovanile e incapacità di rispettare faccendieri, speculatori, malavitosi e politici ignoranti.

Michele Ferrà è un siciliano che si è trasferito a Berlino per impiantare una casa di produzione di video e film. Berlino gli dà la tranquillità, l'efficienza, la convenienza - qui la vita costa quattro volte meno che in Italia - e una rete mondiale di contatti. Michele rimane siculo e palermitano fino in fondo, ma non tornerebbe mai a Palermo, città a cui non perdona il carattere nero, spaventosamente squallido e corrotto, la voragine della connivenza mafiosa e l'incapacità di sperare e di fare. Eppure lui non diventerà berlinese, né americano - paese in cui va spesso - né thailandese, paese in cui gira i suoi film.
Matteo Pasquinelli è un ricercatore nel campo dei mass-media e dei cultural studies. Ha fondato Rekombinant, è una delle persone più informate e preparate sul mondo del web, della trasformazione post-globale, delle mutazioni del neo-capitalismo. Pensate che gli abbiano mai offerto nulla in Italia? Pensate che l'Università di Bologna gli abbia spalancato le porte dei laboratori? Ma nemmeno per sogno. Allora sono dieci anni che vive sostenuto da istituzioni britanniche, olandesi, tedesche e che continua a inventare analisi della situazione reale, a scrivere sulle riviste specializzate, ad aprire siti. Lui non diventerà olandese, né tedesco perché è indelebilmente uno spinozista romagnolo, epicureo riminese, nelle sue valigie stipa, a ogni ritorno, farina di castagne dell'Appennino e sangiovese.

Quando andiamo a spasso in una delle sue città europee alla ricerca di un ristorante che non ci faccia troppo sentire la nostalgia a me della caponata e a lui della piadina, ho l'impressione che qualcosa di differente sta accadendo a una parte d'Italia. Queste persone e molte, moltissime altre sono l'Europa, senza bisogno di troppi discorsi e teorie, e hanno capito qualcosa che i teorici dell'Europa non hanno mai capito: che l'euro e l'Europa sono la possibilità di restare italiani, greci, spagnoli, mangialumache senza essere umiliati dalle stupide politiche nazionali dei rispettivi paesi. Essere europei significa mantenere una propria identità senza doverla confondere con un'appartenenza a una classe dirigente che in patria blocca i processi d'apertura e trasformazione.
Ovviamente questo è il quadro positivo, profondamente innovatore di questa compagine di nuovi europei, sono quello che George Steiner chiama "luftmenschafte", uomini dai piedi leggeri, una definizione sprezzante con cui i nazisti appellavano gli ebrei e tutti i cosmopoliti. La parte tragica sta nel fatto che questo è il risultato di un'espulsione: per l'Italia si tratta della liquidazione di una potenziale classe dirigente di professionisti, pensatori, ricercatori, imprenditori. E questa è davvero una tragedia: ognuno dei miei amici italiani in Europa condivide amari ricordi di strade bloccate, di rifiuti, di offerte di lavoro ricattatorie, di posti universitari in cambio di una beota fedeltà alla noia accademica.
Allora stare in Europa è diventata anzitutto una forma di cura, un dirsi: ma no, ma no, il mondo non può essere così meschino, c'è merito, speranza, possibilità di trovare persone con cui costruire assonanze e con cui inventare, sperimentare, creare senza il peso di coloro che hanno sempre fatto sì che il mondo dovesse sembrare solo un circolo chiuso e vizioso.


ARTICOLO DEL MILLENNIO :shock: :shock: :shock: :shock:

mi ci riconosco al 1000 per cento!
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 8:27 pm 
Schiavo
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eroggeno ha scritto:
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-08-01/ecco-italiani-piedi-leggeri-080619.shtml?uuid=AYW7f9CC


C'è una nuova classe, apparentemente invisibile, che si sta formando da circa vent'anni, una classe che non fa parte della borghesia italiana, che non rientra nell'esercito di precari, né in quello dei raccomandati per famiglia, politica, censo e appartenenza. È una strana compagine di quarantenni, trentenni, ventenni che ha abbandonato l'Italia appena finiti gli studi, o addirittura durante gli studi, fulminata sulla via dell'Erasmus dalla scoperta che la vita all'estero, in Europa, poteva essere tre volte più interessante, facile, appassionante che in Italia. Non si tratta di emigrati nel vero senso della parola e nemmeno di una fuga di cervelli, ma di italiani, ragazzi e ragazze, uomini e donne che stanno all'estero in Europa «come se fossero in Italia».

Hanno scoperto che le complicazioni burocratiche, il clima fatiscente e ricattatorio dell'università italiana, lo strangolamento delle potenzialità giovanili è una malattia solo italiana e semplicemente, rapidamente si sono messi in salvo con un'ora di aereo, chi a Barcellona, chi a Berlino, chi a Parigi, chi ad Amsterdam e altri in Polonia, Portogallo, a Londra, e perfino a Riga e Vilnius.
Io che sono più anziano di loro, ho scoperto a un certo punto che era stupido vivere in una città cara e inefficiente come Milano e che Parigi offriva molto di più con un costo della vita molto inferiore e un'apertura al mondo impossibile a Milano. Quando mi chiedevano dieci anni fa perché stessi a Parigi rispondevo: «È l'unica città italiana che funziona». E non era una battuta, davvero per me Parigi era quello che l'Italia poteva essere se non fosse stata governata negli ultimi cinquant'anni da una classe dirigente che faceva e fa di tutto per restare indietro rispetto all'Europa e al mondo.
La mia era una protesta contro le regole ridicole di una società, quella italiana, che umiliava il merito e ignorava la globalizzazione con un disprezzo verso la cultura, gli intellettuali, i ricercatori. Ricordo ancora l'incredibile piacere di essere chiamato da agenzie sconosciute, da datori di lavoro mai visti, da centri di ricerca i cui direttori non mi avevano mai invitato a cena, ma avevano letto le mie ricerche. Che felicità essere giudicato dal proprio fare e non dalla propria rete di compiacenti alleati!

Quella che mi sembrava una scelta individuale era già invece la scelta di migliaia di architetti, esperti di comunicazione, curators d'arte, videoartisti, fotografi, psicologi, antropologi, registi, artisti, musicisti, danzatori e danzatrici. Il mio amico Emiliano Armani, piacentino, stava da quindici anni a Barcellona. Vi era andato a cercare una formazione in Italia impossibile, quella nello studio del grande Miralles che ti prendeva in stage, ma ti pagava anche. Incredibile per un giovane architetto che era abituato ad essere sfruttato dagli studi milanesi o a volte dover pagare per lavorare in un'agenzia di una grande firma. Emiliano sta ancora a Barcellona, la situazione è cambiata, un po' più difficile, oggi con la crisi, ma non ha la più vaga intenzione di tornare in Lombardia.
È lui però a dirmi che in realtà ha scoperto di essere italiano proprio a Barcellona. Perché, dice, gli italiani in Italia sono individualisti e non fanno quasi mai gioco di squadra, è solo all'estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un'italianità che gli "altri", gli "stranieri" riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso. E ribadisce che Barcellona per lui è una città italiana, nel senso che lui ci si muove pensando di restare italiano, di non perdere i contatti con l'Italia. Ma è da Barcellona che può agire con una libertà e una creatività che in patria sarebbe solo punita come impertinenza giovanile e incapacità di rispettare faccendieri, speculatori, malavitosi e politici ignoranti.

Michele Ferrà è un siciliano che si è trasferito a Berlino per impiantare una casa di produzione di video e film. Berlino gli dà la tranquillità, l'efficienza, la convenienza - qui la vita costa quattro volte meno che in Italia - e una rete mondiale di contatti. Michele rimane siculo e palermitano fino in fondo, ma non tornerebbe mai a Palermo, città a cui non perdona il carattere nero, spaventosamente squallido e corrotto, la voragine della connivenza mafiosa e l'incapacità di sperare e di fare. Eppure lui non diventerà berlinese, né americano - paese in cui va spesso - né thailandese, paese in cui gira i suoi film.
Matteo Pasquinelli è un ricercatore nel campo dei mass-media e dei cultural studies. Ha fondato Rekombinant, è una delle persone più informate e preparate sul mondo del web, della trasformazione post-globale, delle mutazioni del neo-capitalismo. Pensate che gli abbiano mai offerto nulla in Italia? Pensate che l'Università di Bologna gli abbia spalancato le porte dei laboratori? Ma nemmeno per sogno. Allora sono dieci anni che vive sostenuto da istituzioni britanniche, olandesi, tedesche e che continua a inventare analisi della situazione reale, a scrivere sulle riviste specializzate, ad aprire siti. Lui non diventerà olandese, né tedesco perché è indelebilmente uno spinozista romagnolo, epicureo riminese, nelle sue valigie stipa, a ogni ritorno, farina di castagne dell'Appennino e sangiovese.

Quando andiamo a spasso in una delle sue città europee alla ricerca di un ristorante che non ci faccia troppo sentire la nostalgia a me della caponata e a lui della piadina, ho l'impressione che qualcosa di differente sta accadendo a una parte d'Italia. Queste persone e molte, moltissime altre sono l'Europa, senza bisogno di troppi discorsi e teorie, e hanno capito qualcosa che i teorici dell'Europa non hanno mai capito: che l'euro e l'Europa sono la possibilità di restare italiani, greci, spagnoli, mangialumache senza essere umiliati dalle stupide politiche nazionali dei rispettivi paesi. Essere europei significa mantenere una propria identità senza doverla confondere con un'appartenenza a una classe dirigente che in patria blocca i processi d'apertura e trasformazione.
Ovviamente questo è il quadro positivo, profondamente innovatore di questa compagine di nuovi europei, sono quello che George Steiner chiama "luftmenschafte", uomini dai piedi leggeri, una definizione sprezzante con cui i nazisti appellavano gli ebrei e tutti i cosmopoliti. La parte tragica sta nel fatto che questo è il risultato di un'espulsione: per l'Italia si tratta della liquidazione di una potenziale classe dirigente di professionisti, pensatori, ricercatori, imprenditori. E questa è davvero una tragedia: ognuno dei miei amici italiani in Europa condivide amari ricordi di strade bloccate, di rifiuti, di offerte di lavoro ricattatorie, di posti universitari in cambio di una beota fedeltà alla noia accademica.
Allora stare in Europa è diventata anzitutto una forma di cura, un dirsi: ma no, ma no, il mondo non può essere così meschino, c'è merito, speranza, possibilità di trovare persone con cui costruire assonanze e con cui inventare, sperimentare, creare senza il peso di coloro che hanno sempre fatto sì che il mondo dovesse sembrare solo un circolo chiuso e vizioso.


ARTICOLO DEL MILLENNIO :shock: :shock: :shock: :shock:

mi ci riconosco al 1000 per cento!

il grassetto me lo dovete spiegare
cioe' gli stipendi sono il doppio che in italia e la vita costa 4 volte meno...????
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Silvio per la Pace!
CrappleEmofag
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 8:30 pm 
Schiavo
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4 volte non som, cmq dicono che Berlino sia moooooooooolto economica (a differenza di molte altre gtrandi città europee)
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dimmelo tu, cosa dovevo fare...
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 9:33 pm 
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Siamo appena tornati dal ristorante thailandese, io, mia moglie, 2 figlie e 2 ragazze. Costo totale: 21.90€

Il commento delle 2 ragazze romane state oggi a Erfurt: "un pò troppo tranquillo e troppo pulito".

Arrivate a Francoforte alla stazione, mi han detto che han fatto il pieno di prodotti Ferrero. Le ho risposto che sicuramente non hanno potuto constatare che i prezzi sono inferiori rispetto l'Italia perchè immagino che alla stazione di una città come Francoforte i prezzi siano altini... "maddechè", m'hanno risposto, "cioè, robba che avemo pjato cose a 70 centesimi che initalia costeno 1.80€".
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Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 9:39 pm 
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Franco La Cecla ha scritto:
ognuno dei miei amici italiani in Europa condivide amari ricordi di strade bloccate, di rifiuti, di offerte di lavoro ricattatorie, di posti universitari in cambio di una beota fedeltà alla noia accademica.

Questo riassume tutto.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:16 pm 
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è quello che vado predicando da anni, viviamo in un mondo che non esiste, e vogliono pure convencerci che siamo noi che pretendiamo la luna.
Quest'articolo me lo incornicio, ce n'era uno pure sul Fatto un po' di settimane fa, di un professore dell'Orientale di Napoli che tornava all'estero.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:29 pm 
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Siete tutti degli sporchi anti-italiani... :asd:
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Msimamizi ni super hydrauliska dickhead. LilithSChild Ni sociopath huzuni. Kuua mambo.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:35 pm 
Schiavo
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Non poso che inchinarmi a cotanto acume, altro che Serrachiani...

Sono convinto come l'autrice del pezzo che l'unica speranza di salvezza per questa nazione agonizzante e berlusconizzzata sia il rientro di quella che poteva essere la futura classe dirigente in un paese dinamicamente normale e che come è stato fatto giustamente notare è stata espulsa, deportata per causa di forza maggiore....
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:35 pm 
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Sono contento che ci portano così per il culo...
Cioè abbiamo un costo della vita enorme stipendi da fame e ci vogliono far credere che guadagnano pure troppo..e che gli altri stanno peggio...
Se gli altri non ridono noi dovremmo piangere solo che nessuno dice la verità su come stiamo
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: ven ago 13, 2010 10:55 pm 
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ogni volta che leggo queste storie mi verrebbe voglia di fare le valigie e partire, ma non ci riesco mai :pua:

che poi ce ne fosse uno che è pentito di esser andato via. al massimo si pentono se ritornano :pua: :pua: :pua:
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Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 12:26 am 
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Ovviamente non posso che confermare.
L'italia fa proprio schifo, mai pentito minimamente di essermene andato e non ho assolutamente intenzione di tornarci, se non per qualche vacanza al mare (ma rischierei di innervosirmi troppo invece di rilassarmi).
Il problema del paese, a parte ovviamente la classe politica e imprenditoriale, è proprio la mentalità da furbetti che non porta da nessuna parte. Anzi, porta alla rovina, non funziona un cazzo, la gente è arrabbiata e violenta, senza soldi e lavoro.
Se un giovane è un attimo sveglio ha la possibilità di trovare un altro paese (uno a caso in europa, magari non proprio la grecia :pua: ) dove c'è lavoro e con uno stipendio medio puoi tranquillamente avere una casa e una famiglia, la burocrazia funziona bene e spesso si ha anche diritto a diversi aiuti da parte dello stato ospitante, le strutture pubbliche funzionano bene, la gente è gentile e accogliente, la vita in generale è stimolante, ci si può divertire, si può girare di notte senza preoccuparsi troppo, se mandi una lettera sai che non finirà in un cassonetto eccetera.
Perchè mai uno che ha la possibilità dovrebbe rimanere in un paese morto?
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 8:16 am 
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Ste 2 ragazze che domani dovranno tornare a Roma non hanno i soldi per il biglietto del treno perchè i loro rispettivi genitori hanno mandato su i soldi tramite le Poste Italiane, ma qualcosa non ha funzionato :pua:

redsith ha scritto:
L'italia fa proprio schifo, mai pentito minimamente di essermene andato e non ho assolutamente intenzione di tornarci, se non per qualche vacanza al mare (ma rischierei di innervosirmi troppo invece di rilassarmi).


Esatto, l'anno prossimo Ostsee :wink:
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 8:42 am 
Tristemente bellissimo.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 8:52 am 
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eroggeno ha scritto:
4 volte non som, cmq dicono che Berlino sia moooooooooolto economica (a differenza di molte altre gtrandi città europee)


? francamente a me pare che costi d piu ! o perlomeno quando viaggio per l'europa spendo sempre di piu !
certo che se vai a comprare i prodotti scrausi da discount.... ci credo che costi meno.


comunque la politica italiana si cambia col voto, quando si vedono i giovani che non vanno a votare rinunciano a cambiare il sistema ergo si meritano questo.
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in italia le pene non sono mai esisitite, vige la legge del piu furbo. altrimenti non saremmo in queste condizioni !
ci sono due cose che sono sempre in mostra, gli zebedei del cane e i soldi dei poveretti !

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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 9:50 am 
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scalor ha scritto:

comunque la politica italiana si cambia col voto, quando si vedono i giovani che non vanno a votare rinunciano a cambiare il sistema ergo si meritano questo.



quando c'è l'alternativa.Da Craxi ad oggi sono cambiate le facce,ma i programmi,i comportamenti e gli illeciti sono rimasti gli stessi nonostante abbiamo avuto una vera e propria bomba atomica come tangentopoli!

Eppure il ricambio garantito dalle elezioni democratiche c'è sempre stato,il problema è proprio che alla fin fine sono tutti uguali.La mia personale idea è che finché ci saranno le mafie i partiti vinceranno con i loro voti e quindi andremo sempre più verso il baratro.

In autunno o in primavera ci saranno nuove elezioni,governi tecnici per cambiare l'attuale legge elettorale al 99% non ci saranno (al PDL non conviene e molti del PD la pensano allo stesso modo) vincerà di nuovo il PDL oppure il PD con tutti gli altri partiti che a stento raggiungeranno la doppia cifra percentuale,cosa che vuoi che cambi?anzi,è persino probabile che avremo maggiore instabilità governativa e un governo nato già morto,quindi qualche mese di coma decisionale e poi nuove elezioni (e nuovi costi).Tanto che gliene frega ai politici,loro banchettano sempre e comunque con i soldi NOSTRI
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 9:57 am 
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trallallero ha scritto:

redsith ha scritto:
L'italia fa proprio schifo, mai pentito minimamente di essermene andato e non ho assolutamente intenzione di tornarci, se non per qualche vacanza al mare (ma rischierei di innervosirmi troppo invece di rilassarmi).


Esatto, l'anno prossimo Ostsee :wink:

Vuoi mettere Koh Larn (10 minuti di motoscafo dalla mia città) e Koh Samet (2 ore tra minivan e battello) ?
:P
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Polentone: lo stato non mi aiuta, allora io aiuto lo stato, visto che lo stato sono (anche) io.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 10:01 am 
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Io non credo che qui, nonostante i problemi ci siano, sia tutto negativo e all'estero sia sempre e comunque Avalon. In ogni caso, probabilmente, se avessi scelto una determinata professione per la quale all'estero ci fossero stati più sbocchi avrei preso sicuramente in esame l'ipotesi di andarci (a parte che mi è capitato anche con quella attuale).

Tanto per sentire qualche altra campana (mi sa che ho quasi più contatti all'estero che in Italia), assieme alla gente che ha trovato all'estero la sua dimensione, adatta alle sue caratteristiche (soggettive) e che si trovano benissimo, a me capita comunque di sentire persone che vogliono tornare, per i motivi più svariati (ci stanno pure alcuni che rivanno via, ovviamente).

Venendo all'articolo, ci sono di certo delle parti condivisibili. Personalmente però penso che non occorra espatriare permanentemente per sentirsi, da italiano, europeo (io mi sento tale anche rimanendo qui).
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 5:56 pm 
cos'è la scoperta dell'acqua calda?
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 6:03 pm 
Ma per la lingua come fate?
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 7:54 pm 
Schiavo
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|alby| ha scritto:
Ma per la lingua come fate?

Si prova ad impararla ma immagino che a Berlino sia molto conosciuto l'inglese.
Personalmente parlo inglese al lavoro (solo col mio gruppo e solo perchè son l'unico straniero, i meetings globali si fanno in crucco) e mi sforzo di parlare tetesco in giro anche perchè molti quì hanno studiato il russo, non l'inglese.
La sera poi, dopo una giornata di lavoro di cervello e dopo avere suonato un paio d'ore la chitarra elettrica (lo dico per far capire quanto posso essere fresco e lucido in quel momento :? ), mi guardo un film in tedesco coi sottotitoli in italiano.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: sab ago 14, 2010 11:14 pm 
Schiavo
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Iscritto il: ven lug 16, 2010 3:11 pm
Messaggi: 1867
trallallero ha scritto:
|alby| ha scritto:
Ma per la lingua come fate?

Si prova ad impararla ma immagino che a Berlino sia molto conosciuto l'inglese.
Personalmente parlo inglese al lavoro (solo col mio gruppo e solo perchè son l'unico straniero, i meetings globali si fanno in crucco) e mi sforzo di parlare tetesco in giro anche perchè molti quì hanno studiato il russo, non l'inglese.
La sera poi, dopo una giornata di lavoro di cervello e dopo avere suonato un paio d'ore la chitarra elettrica (lo dico per far capire quanto posso essere fresco e lucido in quel momento :? ), mi guardo un film in tedesco coi sottotitoli in italiano.

Adottami ??
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 7:06 am 
Schiavo
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Iscritto il: gio lug 15, 2010 4:49 pm
Messaggi: 750
trallallero ha scritto:
Siamo appena tornati dal ristorante thailandese, io, mia moglie, 2 figlie e 2 ragazze. Costo totale: 21.90€

Il commento delle 2 ragazze romane state oggi a Erfurt: "un pò troppo tranquillo e troppo pulito".

Arrivate a Francoforte alla stazione, mi han detto che han fatto il pieno di prodotti Ferrero. Le ho risposto che sicuramente non hanno potuto constatare che i prezzi sono inferiori rispetto l'Italia perchè immagino che alla stazione di una città come Francoforte i prezzi siano altini... "maddechè", m'hanno risposto, "cioè, robba che avemo pjato cose a 70 centesimi che initalia costeno 1.80€".


E secondo loro quale sarebbe il problema :look:
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 8:04 am 
Schiavo
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Iscritto il: lun lug 19, 2010 6:08 pm
Messaggi: 7370
Località: Smileland (già Crucconia)
Xile ha scritto:
E secondo loro quale sarebbe il problema :look:

E che ne so ?
_________________
Se nel forum sono attivo vuol dire che al lavoro sto facendo documentazione.
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 10:06 am 
Schiavo
Iscritto il: mer lug 14, 2010 9:40 pm
Messaggi: 5268
il governo dovrebbe far sottoscrivere a chi se ne va per capriccio, una dichiarazione in cui il cittadino si impegna a non fare mai più ritorno in italia.

... meglio di no eh?
_________________
quelli nella nebbia hanno una bandiera verde,
ricorda che la nostra tre colori ha
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 Oggetto del messaggio: Re: [giovani in fuga] Ecco gli italiani dai piedi leggeri
MessaggioInviato: dom ago 15, 2010 10:13 am 
Schiavo
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Iscritto il: mer lug 14, 2010 5:55 pm
Messaggi: 24969
aeterna ha scritto:
il governo dovrebbe far sottoscrivere a chi se ne va per capriccio, una dichiarazione in cui il cittadino si impegna a non fare mai più ritorno in italia.

... meglio di no eh?


Conosci la differenza fra "governo" e "stato" ?
Pare di no.
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