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Non mi interessa nessuna ipotesi fisica mal o ben interpretata che sostenga il concetto, ma anzi sarei curioso del contrario, dato che mi sembra inattaccabile (fc della falsificabilità). A scanso di equivoci dico in due righe cosa intendo. Il sistema periferico comunica con il sistema nervoso centrale attraverso uno scambio di segnali elettrici, che vengono elaborati da quest'ultimo per ricostruire lo stimolo esterno. Avendo ad esempio la possibilità di tirare via gli occhi dalle orbite e sostituirli con un sensore digitale che comunica direttamente con il nervo ottico, potremmo fornire qualsivoglia informazione sulla situazione esterna modificando in tempo reale questo segnale coerentemente con i movimenti di questi occhi digitali.
Ripetendo questo procedimento fino a sostituire tutti i sensi, potremmo ritrovarci con un cervello completamente distaccato dal corpo (ormai inutile) e collegato tramite degli elettrodi ad una macchina che lo mantiene in vita e gli fornisce false informazioni. I requisiti all'esperimento dopotutto non sono impossibili a priori. Non si tratta né di viaggiare nel tempo e né di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce nel vuoto. Il povero cervello-individuo potrebbe essere ingannato sulle sue azioni e sulla natura stessa del suo cervello in modo che in questo mondo indotto quando un chirugo vuole assicurasi che levando il lobo frontale il paziente diventa scemo, in
realtà potrebbe stare facendo qualsiasi altra cosa. In che modo noi potremmo essere sicuri di non essere ingannati?

Su questo tema c'è un libro che ho sulla lista dei libri da leggere:
Cita:
Bellone Enrico -
Qualcosa, là fuori. Come il cervello crea la realtà
Tutti gli esseri umani cercano tracce di regolarità nell'ambiente che li ospita: se queste non ci fossero la sopravvivenza sarebbe impossibile. Le persone usano gli organi di senso e il cervello, e colgono colori, suoni, sapori e ruvidezze in quegli oggetti esterni che vengono disposti in uno spazio tridimensionale e dei quali si percepiscono mutazioni nel tempo. Emergono così le regolarità del senso comune e delle leggi di natura. Eppure, nonostante entrambe funzionino, sta crescendo l'abisso che separa il senso comune dalla scienza: già nel Seicento Galilei, Boyle, Locke e Newton avevano sostenuto che certe qualità degli oggetti (come i colori) non sono reali, bensì creazioni del cervello. La scienza contemporanea si è spinta oltre, fino a criticare le nozioni quotidiane di oggetto, spazio e tempo; e le neuroscienze ci aprono nuovi orizzonti, dove al centro è collocato il cervello come creatore di ciò che il senso comune continua a chiamare realtà. C'è qualcosa, là fuori, ma la sua struttura è costruita dai nostri neuroni. Nuovi problemi, insomma, per storici e filosofi.
Autore scomparso di recente purtroppo.
Comunque nella SCi-FI è una delle provocazioni più stimolanti e ricorrenti (anche a me è venuto in mente Gost in the shell), ma anche nell'arte di H.R. Giger con i suoi Bio-meccanoidi, ed anche nella letteratura: la vita è sogno, illusione, inganno dei sensi ecc...
Ma, riferendomi al grassettato, siamo ben lontani anche solo dall'immaginare di poter realizzare una cosa del genere...prima dobbiamo capire come funziona il cervello e per ora i neuroscienziati sono in grado di dirti (con grossi limiti derivanti dalle tecniche di neuroimaging) quali sono le aree del cervello che si attivano mentre si fa qualcosa, i correlati anatomici, tante altre cose interessanti su memoria, apparati sensoriali, emozioni ecc...ma siamo ancora in alto mare per quanto riguarda la coscienza, e non è affatto un problema secondario per l'uomo.
Non siamo nemmeno capaci di creare robot parlanti e davvero intelligenti
