Atene, governo a rischio alla vigilia del voto di giovedì sull’ennesimo pacchetto di austerityMobilitazioni di massa e scioperi d’intensità mai vista dal dopoguerra, occupazioni che paralizzano la vita pubblica, città “sommerse” sotto tonnellate di rifiuti, ospedali in stato di emergenza per mancanza di farmaci, tafferugli e scontri pressoché quotidiani tra sindacalisti e poliziotti in tenuta antisommossa, addirittura voci secondo le quali sarebbe arrivato in Grecia un gruppo di 800 uomini della European gendarmerie force per intervenire nel caso di destabilizzazione.
E poi polemiche e tensione tra ministri e parlamentari del partito di governo, pressioni dall’opposizione per elezioni anticipate e sullo sfondo centinaia di migliaia di lavoratori che vivono ormai in uno stato di shock e disperazione.
La Grecia sta vivendo momenti drammatici, una dura prova per la sua democrazia a pochi giorni dal summit europeo del 23 ottobre, durante il quale i 27 decideranno sul taglio al debito pubblico ellenico.
E mentre i leader Ue lavorano su un pacchetto di misure per evitare il default di Atene, siamo già alla bancarotta sociale. Come sottolineano rapporti medici, «la crisi economica nel paese si ripercuote drammaticamente sulla salute dei cittadini».
Dall’inizio della crisi, due anni fa, è cresciuto vertiginosamente il numero dei suicidi (+42%) ma anche il consumo di farmaci calmanti. I nuovi tagli agli stipendi, le ulteriori tasse “orizzontali” e la riforma del sistema fiscale, che colpiscono ancora una volta gli strati sociali più deboli, i licenziamenti di decine di migliaia di dipendenti pubblici (entro la fine dell’anno ne vanno in cassa integrazione 30mila per 12 mesi, dopodiché saranno licenziati) e la maggiore flessibilità nel settore privato, preannunciati la settimana scorsa dal ministro delle finanze Evangelos Venizelos, sono state la goccia che fa traboccare il vaso.
Per i sindacati e la maggioranza dei greci il nuovo programma lacrime e sangue «è un passo verso la pauperizzazione totale», di qui l’invito alla disobbedienza civile. Per il governo Papandreou, sempre piu stanco e solo, si tratta invece di «reazioni dovute al corporativismo dei sindacalisti che bloccano l’intera società».
Sindacalisti aderenti in gran parte al Pasok, il partito di governo, del quale per anni sono stati la forza trainante, ottenendone spesso vantaggi, e che ora sono i primi a opporsi all’austerità insieme ai comunisti del Kke. «Qualcuno sta scherzando con il fuoco e con il futuro delle famiglie greche: l’uscita dall’euro porterebbe il paese alla legge della giungla», ha detto Venizelos.
Il governo però sottovaluta che il malcontento è generalizzato. Non proviene soltanto da chi sta perdendo eventuali privilegi, ma da tutti i greci, indipendetemente se di destra, di centro o sinistra, impiegati nel pubblico o nel privato. Pochi giorni prima della presentazione del maxi disegno di legge alla camera, si era conclusa la visita della troika (Fmi, Bce, Ue) ad Atene. Sono stati i rappresentanti dei creditori a indicare la necessità di varare nuove misure di austerity.
Senza dire nulla sulle cause della recessione, hanno notato che i ritardi del governo ellenico rendono difficile il raggiungimento degli obiettivi per il 2011 e che bisogna accelerare le riforme strutturali e le privatizzazioni, per aprire la strada non solo alla concessione della tanto attesa sesta tranche da otto miliardi di euro, ma anche a un nuovo accordo con i creditori internazionali che renderebbe amministrabile il debito.
In altri termini, nuove misure per il periodo 2013-2014 che dovranno essere varate prima della metà dell’anno prossimo. Papandreou ostenta ottimismo in vista del vertice Ue, ma non si esclude affatto una caduta del suo governo giovedì. Tutto dipenderà dai parlamentari socialisti, che ancora una volta sono invitati a votare contro voglia per una stangata persino più pesante della precedente. Intanto contro il maxi disegno di legge le due confederazioni, quella dei dipendenti pubblici (Adedy) e quella dei privati (Gsee) hanno proclamato uno sciopero generale di 48 ore per domani e dopodomani.
Pavlos Nerantzis
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